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 Oggetto del messaggio: Yoroiden Samurai Trooper (i 5 samurai)
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CINQUE SAMURAI
(titolo originale 鎧伝サムライトルーパー Yoroiden Samurai Troopers cioè La leggendaria armatura delle truppe Samurai)

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è un anime giapponese, prodotto dalla Sunrise e dalla Nagoya Television, che conta di 39 episodi trasmessi in Giappone dal 30 aprile del 1988 al 4 marzo del 1989.

Sono stati prodotti tre OVA dalla serie:

Gaiden (1989)
Kikôtei Densetsu (1989-1990)
Message (1991).
Inoltre la produzione comprende anche un manga, numerosi romanzi e audio drama basati tutti sull'anime.

In Italia sia la serie animata che gli OVA sono distribuiti dalla Yamato S.R.L..

La storia

Circa mille anni prima dell'inizio dell'avventura dei samurai, il mondo era devastato dalle guerre, alimentate dal rancore e dalla smania di potere degli uomini. Questi sentimenti negativi diedero vita ad uno spirito maligno che prese forma in un'armatura, questo spirito si chiamava Arago. Arago iniziò la sua conquista del mondo intero, assoggettando gli umani al suo volere e sterminando chi si ribellava al suo dominio. Un giorno gli si oppose un monaco chiamato Hariel che, dopo uno scontro, ne uscì vincitore e lo eliminò.

Ciononostante, Hariel sapeva che un giorno Arago sarebbe tornato per la sua vendetta e decise di dividere la sua armatura in altre nove armature, affidando ad ognuna di esse una virtù come ad esempio saggezza, cortesia, determinazione, altruismo e via dicendo. Passati i 1000 anni, Hariel affidò cinque armature ai samurai per combattere il male, mentre delle altre quattro se ne riuscì ad impossessare il malvagio Arago, che le affidò a quattro uomini (i demoni del male) da lui corrotti e soggiogati.

L'anime rispecchia molte caratteristiche della cultura giapponese. Le armature dei samurai rappresentano i cinque elementi (che per la tradizione nipponica sono aria, acqua, fuoco, terra e luce). Oltre a ciò, troviamo inoltre un monile tradizionale e gli spiriti della terra che spesso vengono citati e che sono la trasposizione degli spiriti maligni di varie leggende orientali. Anche le torri e i palazzi che appaiono e che vengono visitati nel corso delle avventure sono luoghi tipicamente tradizionali, riportati o reinterpretati secondo le esigenze della trama. La colonna sonora è molto coinvolgente, in quanto vengono combinate le musiche tipiche giapponesi con sonorità più moderne.

La leggenda

Nel verde della natura resisto alla morte

L'acqua della vita scorre sotto la distesa azzurra del fondo marino

La luce brilla nella notte d'autunno

L'inverno pulsa sotto la coltre di neve

e io mi abbandono all'immensita' del cielo

Il gioiello/Magatama della Vita

Narra la leggenda che questa pietra, una gemma rossa che assomiglia alla metà di un yin e yang riposava in un tempio antico nella parte inferiore di un lago. Il Generale riformato Demon/Shuten ha usato l'aiuto del bastone magico di Hariel/Kaos per raggiungerlo. Secondo Oroki/Badamon, il gioiello della vita è una delle tre armi che potrebbero distruggere il regno del male e Arago insieme all'armatura Bianca e le spade del Fervore. Benché la maggior parte dei poteri sia sconosciuto e soltanto in pochi sono riusciti a vederlo, il gioiello può generare un scudo che acceca i nemici , e distrugge gli spiriti che possiedono le armature dei soldati del male. L'uso della gemma ha impedito a Rio di morire nell'attacco finale quando è penetrato nel corpo del Arago nell'ultima battaglia (episodio 39). Il gioiello è tornato in vita nello stesso tempo che i samurai hanno attaccato Arago, ed ha protetto Rio dall'uccisione dalle armi del suoi compagni. Il gioiello ha sostituito i Samurai a metà della serie TV per proteggere Ambra e Danny.

Undergear/Protoarmatura

Le Protoarmature, hanno la capacità di aumentare la velocità, l'agilità e la resistenza ai colpi di chi le indossa. Le armature si formano direttamente sull'undergear. Le undergear dei Samurai sono tutte bicolori, unendo il bianco al colore simbolo di ciascuno, mentre i 4 Generali demoni hanno le undergear monocromatiche, in due sfumature. Strutturalmente le undergear sono a tutti gli effetti armature leggere. I Samurai per richiamare le undergear usano delle sfere luminose con il simbolo delle loro virtù.

Le armature

Quando Arago è stato sconfitto in un tentativo precedente di conquistare il mondo umano, il suo spirito è stato scacciato, ma la sua armatura,la quale è stato caricata di alimentazione demoniaca è rimasta in qualche modo indietro. Per impedire il ritorno di Arago nel mondo umano, il monaco Hariel (Kaos) separo' l'armatura in nove parti. Nella versione giapponese originale, ogni armatura è fusa con una virtu'del confucianesimo, o Bushido(la via del samurai). Virtù: jin (altruismo), gi (giustizia), rei (cortesia), "chi" (saggezza), shin (fiducia), chuu (lealtà), kou (obbedienza), tei (rispetto), e nin (sopportazione). qualche virtù è stata cambiata per la versione italiana: l'altruismo è diventata giustizia, giustizia è diventata determinazione e la cortesia, sensibilita'.Nei quattro generali del male lo stesso : lealta'=fedelta' franchezza=obbedienza rispetto=clemenza tenacia=sopportazione

Le nove armature hanno un certo numero di proprietà speciali. Possono essere indossate in un istante, dicendo ad alta voce la relativa virtù. Rio, per esempio, indossa la sua armatura del Fuoco (Vampa-Rekka) dicendo ad alta voce "Samurai vestizione...giustizia!!!", nella versione giapponese, l'ordine usato per indossarla è "Busso [ nome dell'armatura ]!" esempio:"Busso...Rekka!!!"

L'armatura inoltre aumenta la forza fisica e la resistenza. L'aumento nella resistenza del basso-corpo permette che il samurai corra ad al alta velocità e compia salti di grandi distanze. L'armatura inoltre permette che il samurai ignori le condizioni ambientali come la mancanza di aria, l'estremo calore e la pressione. Ogni armatura inoltre ha una tecnica unica di combattimento, denominata "Chou Zan dou (letteralmente: Attacco ultra balistico) nella versione giapponese. In italiano, si potrebbe chiamare "colpo speciale."

Ciascuna delle cinque armature dei Samurai Vampa-Rekka, Torrente-Suiko, Diamante-Kongo, Etere-Tenku, e Nimbo-Korin, ha affinità con gli elementi: fuoco, acqua, terra, aria e luce. Ogni armatura può ottenere forza dal relativo elemento dando al samurai un potere straordinario.

Le quattro armature dei Generali del Male hanno un'affinità per una delle stagioni: Crudeltà con la primavera, l'Illusione con l'estate, il Veleno con l'autunno, e la Corruzione con l'inverno.

Nome Virtù italiane Virtu' Giapponesi Armature Armi
Rio Giustizia Jin (Altruismo) Fuoco/Vampa Doppia Katana (Armatura del Fuoco/Vampa)/Spade del Fervore(Armatura dell'imperatore Brilliant/Splendente)
Sami Sensibilità Rei (Cortesia) Luce/Nimbo No-dachi
Simo Fiducia Shin (Fiducia) Acqua/torrente Jumonji Yari
Shido Determinazione Gi (Giustizia) Terra/Diamante Naginata
Kimo Saggezza Chi (Saggezza) Cielo/Etere Hankyu
Hariel il monaco Shakujo
Arago
Demon Fedeltà Chu (Lealta') Primavera/Lampi/Metallo Kusari-gama
Kratos Franchezza Ko (Obbedienza) Inverno/Oscurita' No-dachi/Neko-te
Rasta Tenacia Nin (Sopportazione) Estate/Legno Sei Kama/Musokunaginata
Krana Clemenza Tei (Rispetto) Autunno/Veleno Sei Katana
Lady Kayura Amore Energia/Suono/Magia "Spade Stellari" (Doppi Sai)


Rio

Rio è il capo dei Samurai. Spesso è chiamato "testa calda" dai compagni e tende a andare avanti senza pensare prima alle situazioni (come Shido). Tuttavia, ha un cuore grande e cura per i suoi amici.

La famiglia di Rio discende da un clan di ninja/Shinobi, ma pochissimo si sa circa la loro storia. La madre del Rio è morta quando era ancora un bambino. Suo padre e' un fotografo professionista,il sig. Sanada, fa la sua prima apparizione ufficiale in un drama su audiocassetta(cassette book collection # 3), dove è stato posseduto da un demone. Malgrado tali eventi traumatici, Il sig. Sanada continua costantemente con la fotografia, anche contro il volere del figlio. Rio ha parenti da parte di suo padre ma non li ha mai visti o incontrati, hanno antipatia per il sig. Sanada.

Rio indossa l'armatura del Fuoco/Vampa (una traduzione del relativo nome giapponese originale,Rekka.) la sua virtù è jin (Altruismo; reso semplicemente come "giustizia" all'interno della serie). Ha un'affinità con l'elemento del fuoco. Le sue armi sono due katane, e il suo colpo speciale è chiamato: "Potere del Fuoco" (denominato Sou En Zan o Colpo/lame di fuoco gemelle, in YST e OVA).

Quando Rio riunisce l'energia e le virtù delle quattro armature dei Samurai,si forma l'armatura dell'imperatore Brilliant (denominato Shiroi Kikoutei o imperatore bianco del sole/Splendente, in YST e OVA) al posto di quella del Fuoco. Nel portare l'armatura Bianca, Rio maneggia le Spade del Fervore, (chiamate Gou Retsu Ken) ed usa un colpo speciale differente. La forza in se dell'armatura è leggendaria; al massimo dell'energia sarebbe in grado da distruggere un intero pianeta. L'armatura Bianca deve contare sulle 5 virtù dei samurai per mantenersi pura. In questa forma, la tigre di Rio, Fiamma Bianca, guadagna un'amatura corazzata. Fiamma bianca è affidata all'anima di Fiamma Nera, che accompagna Rio nella battaglia e trasporta le spade del Fervore.

Per la fine del terzo OVA, "messagge", Rio ha guadagnato una nuova armatura e delle abilità più potenti.

Arago

L'antagonista principale e più pericoloso dei Samurai, Arago un tempo era un essere umano dall'aspetto enorme e fu per tale motivo che gli altri uomini stavano alla larga da lui e lo paragonavano a un mostro. Arago, orfano sin dalla nascita, decise di vendicarsi ed entrò nel regno del Male dove, grazie a Oroki, ottenne una prodigiosa armatura. Con essa Arago fece ritorno sulla Terra e iniziò la sua opera di conquista ma un monaco di nome Ariel lo sconfisse e gli prese tutta l'armatura, eccetto l'elmo. Divenuto uno spirito e ricacciato nelle Tenebre, Arago fece la sua ricomparsa dopo più di un secolo di nuovo pronto a conquistare il Mondo, e stavolta accompagnato dai Quattro Demoni. Tuttavia i Cinque samurai riusciranno a sconfiggerlo sia nella prima che nella seconda serie, dove Arago può disporre nuovamente del suo copro e di tutto il suo esercito.

Curiosità

L'anime è conosciuto con molti nomi dai fan: I cinque Samurai o Samurai Troopers: I cinque Samurai (titolo italiano), Ronin Warriors (titolo inglese, Yoroiden Samurai Troopers o abbreviato in YST (titolo giapponese).
La prima apparizione della serie avvenne su Italia7 e successivamente riproposta all'interno del programma per ragazzi JuniorTV di Antenna3.
La serie è molto conosciuta in oriente e negli Stati Uniti, diversamente che in Italia (penalizzata poiché trasmessa da reti minori) dove è considerata una serie di nicchia.
L'ambientazione principale è fornita dalla moderna Tokyo (anime e il II e III OAV), mentre il I OAV ha come ambientazione la moderna New York (più precisamente China town).
Shido della Terra (in originale Shu Rei Fuang) è l'unico personaggio non giapponese, più precisamente è cinese.
Samurai Trooper e' uno di quelle serie ambientata veramente in una locazione esistente. Gia' dalla prima puntata si capisce che e' ambientata nel centro di Tokyo (Shinjuku), per poi spostarsi per tutto il Giappone.

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http://www.youtube.com/watch?v=DTNdevMwNy0

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Samurai

La parola giapponese samurai deriva da un verbo, saburau, che significa servire o tenersi a lato ed indica un guerriero del Giappone feudale. Un termine più appropriato sarebbe bushi (letteralmente: guerriero), che risale all'epoca Edo.

Attualmente il termine viene usato per indicare la nobiltà guerriera (non, ad esempio, gli ashigaru o i fanti). I samurai che non servivano un daimyō o perché era morto o perché ne avevano perso il favore, erano chiamati rōnin.

I samurai costituivano una classe colta, che oltre alle arti marziali, direttamente connesse con la loro professione, praticava arti zen come il cha no yu o lo shodo. Col tempo, durante l'era Tokugawa persero gradualmente la loro funzione militare. Verso la fine dell'era Tokugawa, i samurai erano essenzialmente burocrati dello shōgun, e la loro spada veniva usata soltanto per scopi cerimoniali. Con la riforma Meiji (tardo XIX secolo) la classe dei samurai fu abolita in favore di un esercito nazionale in stile occidentale. Ciò nonostante, il bushidō, rigido codice d'onore dei samurai, è sopravvissuto ed è ancora, nella società giapponese odierna, un nucleo di principi morali e di comportamento che parallelamente, nelle società occidentali, è costituito da principi etici di derivazione religiosa.


Etimologia

La parola samurai ha avuto origine nel periodo giapponese Heian, quando era pronunciata saburai, e significava "servo" o "accompagnatore". Fu soltanto nell'epoca moderna, intorno al periodo Azuchi-Momoyama e al periodo Edo del tardo XVI e XVII secolo che la parola saburai mutò in samurai. Per allora, il significato si era già modificato da tempo.

Durante l'era di più grande potere dei samurai, anche il termine yumitori (arciere) veniva usato come titolo onorario per un guerriero, anche quando l'arte della spada divenne la più importante. Gli arcieri giapponesi (vedi arte del kyūjutsu) sono ancora fortemente associati con il dio della guerra Hachiman.

Questi sono alcuni termini usati come sinonimo di samurai.

Buke - un appartenente ad una famiglia militare. un suo membro;
Mononofu- termine arcaico per "guerriero";
Musha - abbreviazione di Bugeisha, letteralmente "uomo delle arti marziali";
Shi - pronuncia sinogiapponese del carattere che comunemente si legge samurai
Tsuwamono - termine arcaico per "soldato", fatto celebre da un famoso haiku di Matsuo Basho; indica una persona valorosa;

Armi

I samurai usavano una grande varietà di armi. Nel periodo Tokugawa si diffuse l'idea che l'anima di un samurai risiede nella katana che porta con sé, a seguito dell'influenza dello Zen sul bujutsu; a volte i samurai vengono descritti come se dipendessero esclusivamente dalla spada per combattere. Raggiunti i tredici anni, in una cerimonia chiamata Genpuku, ai ragazzi della classe militare veniva dato un wakizashi e un nome da adulto, per diventavare così vassalli, cioè samurai a tutti gli effetti. Questo dava loro il diritto di portare una katana, sebbene venisse spesso assicurata e chiusa con dei lacci per evitare sfoderamenti immotivati o accidentali. Insieme, katana e wakizashi vengono chiamati daisho (letteralmente: "grande e piccolo") ed il loro possesso era la prerogativa del buke. Portare le armi venne vietato nel 1523 dallo Shogun perché prima di quella riforma tutti potevano diventare samurai e per evitare rivolte armate lo Shogun emise questo decreto.

La prima arma ausiliaria dei samurai fu l'arco e non fu modificata per secoli, fino all'introduzione della polvere da sparo e del moschetto nel XVI secolo. Un arco giapponese era un'arma molto potente: le sue dimensioni permettevano di lanciare con precisione vari tipi di proiettili (come frecce infuocate o frecce di segnalazione) alla distanza di 100 metri, arrivando fino a 200 metri quando non era necessaria precisione.


Ideogramma Samurai.Veniva usato solitamente a piedi, dietro un tedate, un largo scudo di legno, ma poteva essere usato anche a cavallo. La pratica di tirare con l'arco da cavallo divenne una cerimonia Shinto detta Yabusame. Nelle battaglie contro gli invasori Mongoli, questi archi furono l'arma decisiva, contrapposti agli archi più piccoli e alle balestre usate dai cinesi e dai mongoli.

Nel XV secolo, anche la lancia (yari) divenne un'arma popolare. Lo yari tese a rimpiazzare il naginata allorquando l'eroismo individuale divenne meno importante sui campi di battaglia e le milizie furono maggiormente organizzate. Nelle mani dei fanti o ashigaru divenne più efficace di una Katana, soprattutto nelle grosse cariche campali. Nella battaglia di Shizugatake, in cui Shibata Katsuie fu sconfitto da Toyotomi Hideyoshi (da allora anche noto come Hashiba Hideyoshi) i cosiddetti "Sette Lancieri di Shizugatake" ebbero un ruolo cruciale nella vittoria.


La pratica dell'Harakiri

Ormai entrata nel linguaggio comune occidentale, l'harakiri (da "hara" ventre e "kiru" tagliare) meglio noto in Giappone come seppuku, kappuku o altre denominazioni, è il suicidio rituale dei samurai. Alcune volte praticato volontariamente per svariati motivi, il più delle volte era una condanna a morte che non disonorava. Infatti il condannato, vista la sua posizione nella casta militare, non veniva giustiziato, ma invitato o condannato a togliersi da solo la vita, praticandosi con un pugnale una ferita orizzontale profonda all'addome, di una gravità tale da provocarne la morte. Per preservare ancora di più l'onore del samurai, un compagno, previa promessa all'amico, decapitava il samurai appena dopo che egli si era inferto la ferita all'addome, per fare in modo che il dolore non sfigurasse il volto del fiero soldato.La parola seppuku appunto entrò nell' uso comune per indicare questa forma "addolcita" di harakiri,che veniva considerato il gesto estremo poiché il guerriero si lasciava morire in una profonda agonia. Nel 1889, con la costituzione Meiji l'harakiri venne abolito come forma di punizione e scomparve definitivamente in Giappone.


I precetti di un Samurai

I samurai seguivano un preciso codice d'onore sintetizzato da molte opere, la più famosa delle quali è l'Hagakure di Yamamoto Tsunetomo. I precetti fondamentali possono essere sintetizzati come segue:

Gi la decisione giusta ed equanime, l'atteggiamento giusto, la verità. Quando si deve morire, bisogna morire. Rappresenta la risolutezza, la corretta strada da percorrere, il concetto del "Qui e ora"
Yu l'abilità, sia tecnica che umana: il coraggio tinto di eroismo.
Jin l'amore universale, la benevolenza verso tutta l'umanità, verso tutte le persone verso tutti gli individui
Rei il retto comportamento, l'osservanza delle regole e della disciplina
Makoto la sincerità totale, universale, in ogni occasione della vita.
Meiyo l'onore e la gloria sul campo di battaglia e nella vita.
Chugi la devozione e la lealtà, verso il proprio padrone, verso i propri compagni e fratelli.


Sakura - il ciliegio

Oggi assunto a simbolo di tutte le arti marziali, venne adottato dai samurai quale emblema di appartenenza alla propria classe. Nell' iconografia classica del guerriero il ciliegio rappresenta insieme la bellezza e la caducità della vita: esso, durante la fioritura, mostra uno spettacolo incantevole nel quale il samurai vedeva riflessa la grandiosità della propria figura avvolta nell'armatura, ma è sufficiente un' improvviso temporale perché tutti i fiori cadano a terra, proprio come il samurai può cadere per un colpo di spada infertogli dal nemico. Il guerriero, abituato a pensare alla morte in battaglia non come un fatto negativo ma come l'unica maniera onorevole di andarsene, rifletté nel fiore di ciliegio questa filosofia. Un antico verso ancora oggi ricordato è "hana wa sakuragi, hito wa bushi" (花は桜木人は武士) che tradotto significa "tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero".

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MessaggioInviato: mer mar 07, 2007 20:03 
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I monaci sono figure religiose (una sorta di incarnazioni del buddah) altamente rispettate, guide spirituali e a loro volta temibili guerrieri. I monaci spesso combattevano con dei bastoni sulla sui estremità v'erano un grosso anello da cui pendevano altri 9 (o 7 ora non ricordo) anelli tutilizzati per disarmare gli avversari.

Un'altra loro "arma" erano delle piccole pergamente su cui erano scritti dei kanji che caricavano di energia spirituale e utilizzavano per esorcizzare, distruggere o bloccare spiriti maligni.

I kanji (漢字) sono gli ideogrammi usati nella scrittura giapponese in congiunzione con i sillabari hiragana e katakana.

I kanji derivano dalla scrittura cinese, che una volta introdotta in Giappone apportò mutamenti sostanziali alla fonetica giapponese. In generale gli ideogrammi si usano per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi (come i semantemi). Un kanji può quindi rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi o, integralmente, una buona parte dei sostantivi della lingua giapponese.

La lettura detta on (on'yomi) di un kanji deriva a livello fonetico dalla sua pronuncia cinese. La kun'yomi è invece la pronuncia genuinamente giapponese della parola (o parte di parola) stessa.

Per esempio, il kanji 旅 vuol dire "viaggio". La pronuncia kun (generalmente utilizzata quando il kanji è isolato) è tabi, mentre la lettura on (di solito utilizzata quando il kanji è accompagnato da altri ideogrammi) è ryo.

I kanji possono avere più letture on in quanto gli stessi vocaboli furono importati dalla Cina in epoche diverse, in cui dunque la pronuncia era mutata. Ad esempio, il kanji 生 può essere letto, tra gli altri modi, sia sei sia shō, a seconda dei vocaboli in cui si trova.

Secondo le stime più recenti, il numero totale di kanji esistenti dovrebbe essere compreso all'incirca tra i 45000 e i 50000, ma di questi solo 2928 (i jōyō kanji, kanji di uso comune), di cui 983 per i nomi propri, possono essere utilizzati per la stampa. Nel caso si utilizzi un kanji non presente fra i jōyō si è soliti suggerirne la pronuncia con dei piccoli hiragana, chiamati furigana.

Il fatto che esista un numero preciso di kanji utilizzabili per la stampa dimostra l'intenzione, in passato, di cancellare gradualmente l'uso degli stessi, sostituendoli con i kana (alfabeti sillabici). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, infatti, si tentò di occidentalizzare il Giappone anche sotto questo aspetto: la lista dei kanji per la stampa partiva da soli 1850 caratteri (tōyō kanji). L'uso degli ideogrammi, però, resistette, probabilmente per via delle peculiarità stesse della lingua giapponese, foneticamente povera e ricchissima di omonimi. L'uso dei soli kana renderebbe la comprensione dello scritto molto più ostica rispetto a quanto lo sia con il sistema attualmente in uso.


Oni (folclore)

I ritratti degli oni variano notevolmente tra loro, ma normalmente li ritraggono come creature giganti e mostruose, con artigli taglienti, capelli selvaggi e due lunghe corna che crescono dalla loro testa. Sono fondamentalmente umanoidi, ma occasionalmente sono ritratti con caratteristiche innaturali, come molti occhi o dita delle mani e dei piedi extra. La loro pelle può essere di colori diversi, ma quelli più comuni sono il rosso, blu, nero, rosa e verde. Il loro aspetto feroce viene spesso accentuato dalla pelle di tigre che tendono ad indossare e dalla mazza ferrata da loro favorita, detta kanabō (金棒, kanabō?). Questo modo di immaginarli ha generato l'espressione oni con la mazza ferrata (鬼に金棒, oni con la mazza ferrata?), cioè "invincibile" o "imbattibile". Può anche essere usata nel senso di "forte oltre i forti", o di migliorare o incrementare le proprie capacità naturali mediante l'uso di un attrezzo.


Origini comportamento

Nelle prime leggende gli oni come per esempio la ragazza del pozzo erano creature benevolenti ritenute capaci di tenere alla larga spiriti maligni malvagi e malevoli e di punire i malfattori. Durante l'era Heian il Buddhismo giapponese, che aveva già importato una parte della demonologia indiana (rappresentata da figure come i kuhanda, gaki e altri) incorporò queste credenze chiamando queste creature aka-oni ("oni rosso") e ao-oni ("oni blu") e facendone i guardiani dell'inferno o torturatori delle anime dannate. Alcune di queste creature erano riconosciute come incarnazioni di spiriti shinto.

Con il passare del tempo la forte associazione degli oni con il male contagiò il modo in cui venivano percepite queste creature e vennero ad essere considerate come portatori o agenti delle calamità. I racconti popolari e teatrali iniziarono a descriverli come bruti stupidi e sadici, felici di distruggere. Si disse che gli stranieri ed i barbari fossero oni. Oggigiorno sono variamente descritti come spiriti dei morti, della terra, degli antenati, della vendetta, della pestilenza o della carestia. Non importa quale sia la loro essenza, gli oni odierni sono qualcosa da evitare e da tenere a bada.

Fin dal X secolo gli oni sono stati fortemente associati con il nord-est (kimon), particolarmente nella tradizione detta onmyōdō di origine cinese. I templi sono spesso orientati verso questa direzione per prevenirne gli influssi nefasti e molti edifici giapponesi hanno indentazioni a forma di "L" in questa direzione per tenere lontani gli oni. I templi Enryakuji, sul Monte Hiei a nord-est del centro di Kyoto e Kaneiji, che erano a collocati a nord-est delle dimore imperiali, ne sono un esempio. La capitale giapponese stessa fu spostata verso nord-est da Nagaoka a Kyoto nell'VIII secolo.

Alcuni villaggi tengono cerimonie annuali per tenere lontani gli oni, specialmente all'inizio della primavera. Durante la festa del Setsubun la gente scaglia fagioli di soia fuori dalle case gridando «Oni wa soto! Fuku wa uchi!» ("Oni fuori! Fortuna dentro!"). Secondo un'altra tradizione di origine taoista si ritiene che alcuni oni possano fare delazioni alle divinità sui peccati dell'uomo, perciò la nota rappresentazione delle tre scimmie che «non vedono, non sentono e non parlano» (con un gioco di parole in giapponese: «mizaru, kikazaru, iwazaru») ha valore talismanico perché impedirebbe a questi spiriti di agire malevolmente. Rimangono comunque alcune vestigia dell'antica natura benevola degli oni. Per esempio uomini in costume da oni conducono spesso le parate giapponesi per tenere lontana la sfortuna. Gli edifici giapponesi a volte includono tegole del tetto con la faccia da oni per tenere lontana la sfortuna, in maniera simile ai gargoyle della tradizione occidentale. Nella versione giapponese del gioco acchiapperella il giocatore che sta sotto è invece chiamato "l'oni"


Le radici storiche degli Oni

È stato proposto che gli Oni non siano altro che una trasposizione degli Ainu, antica popopolazione europoide del Nord del Giappone, che tuttora sopravvive nell' isola settentrionale di Hokkaido. Si sa che i giapponesi consideravano gli Ainu esseri animaleschi a causa delle caratteristiche fisiche differenti e della forte pelosità, cha ancora oggi manifestano. Nelle leggende infine gli Oni furono sconfitti, un eco nell'iconografia popolare delle guerre di sterminio che i Giapponesi condussero per secoli contro gli Ainu.

Immaginel'arma impugnata è un tetsubo una sorta di mazza in grado di frantumare contemporaneamente armi, armature e ossa dei malcapitati.

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Katana

La katana (刀) è la spada lunga giapponese, anche se molti giapponesi usano questa parola genericamente per intendere una spada, Katana (o più precisamente uchigatana) si riferisce ad una specifica spada a lama curva e a taglio singolo usata dai samurai.

Veniva usata principalmente per colpire con dei fendenti, nonostante permetta tranquillamente di stoccare, e può essere impugnata ad una o due mani. Quest'ultima diventò la maniera più comune, ma nel Libro dei Cinque Anelli, Musashi Miyamoto raccomanda la tecnica a due spade, e quindi una per mano. Veniva portata con la parte concava della lama verso il basso, in modo da poterla sguainare più velocemente con dei sapienti movimenti.

L'arma era portata di solito dai membri della classe guerriera insieme al wakizashi, o spada corta. Le due spade insieme erano chiamate daisho, e rappresentavano il potere o classe sociale e l'onore dei samurai, i guerrieri che obbedivano al daimyō (feudatario). In particolare la combinazione daishō era costituita fino al XVII secolo da tachi e tanto, in seguito da katana e wakizashi

Storia

Spade Katana e wakizashiLa produzione di spade in ferro inizia in Giappone alla fine del IV secolo. Le katana cominciano ad apparire intorno alla metà del periodo Muromachi (1392-1573). Nel successivo periodo Momoyama (1573-1614) si realizza un grande sviluppo sia tecnologico che estetico. Con l'epoca Tokugawa (1603-1868) le lame di lunghezza superiore ai 2 shaku (60,6 cm) furono riservate ai samurai e vietate a tutti gli altri cittadini. Dopo la restaurazione imperiale del periodo Meiji (1868-1912), con l'editto Haitorei del 1876, venne dichiarata estinta la casta dei samurai e quindi il portare in pubblico il Daisho, loro simbolo sociale.

Con quest'atto (1876) termina la grande fioritura dell'arte della forgiatura delle spade. La produzione riprende in sordina con l'era Taishō ma ormai solo per preservare le tecniche costruttive che per effettiva necessità. Negli anni della seconda guerra mondiale la produzione raggiunge numeri rilevanti ma la qualità è ben lontana da quella degli anni d'oro. Dal dopoguerra la produzione muta orientamento riprendendo la migliore tradizione. In epoca contemporanea, grazie anche all'impulso di un collezionismo attento e appassionato, in Giappone e all'estero, si ritorna a produrre pezzi di grande pregio. Nel contempo i pezzi creati da grandi maestri del passato, ma anche di quelli contemporanei, raggiungono quotazioni elevatissime.

Da quando l'arte della pratica nell'uso della spada per i suoi scopi originari è diventata obsoleta, il kenjutsu viene sostituito dal gendai budo, moderni stili di combattimento per altrettanto moderni combattenti. L'arte di usare la katana si chiama iaido, battōjutsu o iaijutsu, e il kendo è una scherma praticata con la shinai, una spada di bambù, in cui i praticanti sono protetti dal tipico elmetto e dall'armatura tradizionale.

Morfologia
La montatura della katana è costituita da impugnatura (tsuka), elsa o guardia (tsuba) (鍔) e fodero (saya) (鞘) . L'impugnatura in legno era ricoperta di pelle di razza (same), rivestita con una fettuccia di seta intrecciata (tsukaito). Il fodero era realizzato in legno di magnolia laccato. La tsuba, posta tra il manico e la lama per evitare le lesioni alle mani da scivolamenti sulla lama, era metallica, finemente intagliata, spesso un'opera d'arte.


Tsuba La lama vera e propria invece si divide in codolo (Nakago), corpo della lama e punta (Kissaki). Vista invece dal dorso al tagliente la lama si divide in:
Mune: il dorso della lama. Può essere distinto in vari tipi: Hikushi 'basso', Takashi 'alto', Mitsu 'a tre lati', Hira o Kaku 'piatto', Maru 'arrotondato';
shinogi-ji: il primo dei due piani che formano la guancia della lama, lucidato a specchio. Su di esso di possono trovare profonde incisioni longitudinali, solitamente sul primo terzo della lama, rappresentanti disegni (horimono) o caratteri sanscriti (bonji). Sempre su di esso può essere presente un solco da entrambi i lati (Hi) il cui fine principale è l'alleggerimento ed un ulteriore bilanciamento della lama;
Shinogi: Linea di divisione tra i piani. Nella forma di lama denomitata shinogi-zukuri, dopo il cambio di piano del kissaki determinato dalla linea di yokote, lo shinogi prende il nome di ko-shinogi;
Il secondo dei due piani che formano la guancia della lama (Hira), non lucidato per permettere la struttura della lama (Hada);
Linea di tempra (Hamon)
Parte temprata ed affilata (Ha)



Procedimento costruttivo
La katana veniva forgiata alternando strati di ferro acciaioso, con percentuali variabili di carbonio. L'alternanza di strati di acciaio dolce e acciaio duro le conferiva la massima resistenza e flessibilità. Si partiva da un blocchetto di ferro (tamahagane) che veniva riscaldato e lavorato mediante piegatura e martellatura. Le piegature successive producevano un numero di strati molto elevato: poiché ad ogni piegatura il numero degli strati veniva raddoppiato, con la prima piegatura da 2 strati se ne ottenevano 4, con la seconda 8 e così via. Alla fine della lavorazione, dopo 15 ripiegature, si arrivava a 32.768. Ulteriori ripiegature erano considerate inutili in quanto non miglioravano le caratteristiche finali.

Successivamente veniva definita la forma generale della lama: la lunghezza, la curvatura, la forma della punta (kissaki). Il filo veniva indurito mediante riscaldamento e successivo raffreddamento in acqua (tempra). La lama veniva poi sottoposta ad un lungo procedimento di lucidatura eseguito con pietre abrasive di grana sempre più fine. L'ultima finitura era eseguita manualmente con particolari barrette di acciaio. Tutto il procedimento veniva effettuato in modo da esaltare il più possibile le caratteristiche estetiche della lama.

Il procedimento costruttivo tradizionale viene ancor oggi tramandato di generazione in genenerazione, dal Mastro forgiatore all'Allievo forgiatore. La tecnica di forgiatura prevede generalmenente le seguenti fasi:

preparazione dei materiali per la fusione: grande quantità di carbone, ciotola di pezzi di ferro sminuzzato e ciotola di minerale di ferro
fusione: in una fornace di piccole dimensioni, all'aperto o nella fucina
raccolta del pezzo d'acciaio di fusione in una ciotola apposita
trasformazione del pezzo di fusione in un blocco approssimativamente cubico d'acciaio
pulizia delle crepe e delle irregolarità:
il blocco cubico grezzo viene sottoposto a pulizia
viene forgiato e trasformato in un parallelepipedo, contenente ancora molte crepe e sporgenze irregolari
viene ulteriormente forgiato e sezionato a metà
questo processo viene ripetuto da quattro a otto volte, prima che il pezzo d'acciaio sia pulito e utilizzabile
forgiatura:
il parallelepipedo d'acciaio viene sottoposto a forgiatura, portandolo al calor rosso e battendolo, piegandolo e ribattendolo decine di volte, come spiegato sopra, fino ad ottenere una stratificazione dell'acciaio, chiamata (in europa) damasco (perché i primi ad aver fatto spade di questo tipo sono stati gli arabi nel Medioevo). Questa stratificazione é necessaria per rendere la lama flessibile ma nel contempo molto dura, addirittura così dura da non intaccarsi nemmeno con fendenti di lama su corazza o su altra spada. L'estrema durezza permette inoltre di affilare un filo molto fine e quindi molto tagliente senza renderlo troppo fragile.
forgiatura finale:
per ottenere la forma finale della spada, si uniscono due pezzi d'acciaio damascati, formando un'anima interna, un filo e un dorso esterni
tempratura:
dopo che il dorso è stato parzialmente ricoperto d'argilla la lama viene portata al calor rosso, poi viene immersa in acqua tiepida circa a 37° Centigradi. Questa tempratura differenziata permette di ottenere un dorso più flessibile ed un filo più duro.
molatura:
sgrezzatura o prima molatura
seguono almeno quattro gradi di pulitura usando mole sempre più fini, in Occidente a macchina e in Oriente a mano
affilatura finale
A questo punto la lama é finita e si provvede ad immanicarla e a darle un fodero di legno di vari tipi e qualità. Anche qui, é presente tutto un lavoro artigianale specialistico, del quale i punti più importanti sono:

il mekugi ana un piccolo foro nel corpo (nakago) della spada, nel quale si fissa un piccolo cono di legno, chiamato caviglia (mekugi) che fissa il corpo della spada al manico.
la fettuccia (tsuka-ito)con la quale si avvolge l'impugnatura, sia per fissare la caviglia, sia per avere una migliore presa che per l'assorbimento del sudore.
Il codolo (nakago), cioè la parte terminale, veniva rifinito con colpi di lima disposti in varie forme a seconda delle scuole e delle epoche.

Il particolare tipo di tempratura "differenziata", tra dorso e filo, produce una linea di colore leggermente diverso sul tagliente, detta Hamon La forma dell'Hamon costituisce un segno identificativo, per un occhio esperto, dell'epoca della lama e dell'autore Mastro fabbro. Riportiamo per esempio alcuni tipi di Hamon, dei quali alcuni chiamati con nomi fantasiosi:

Ko-midare, dritta frastagliata piccola, tipica dell'era Heian (987-1183)
Sugu-ha, dritta, tipica dell'era Kamakura (1184-1231)
Notare-ha, finemente ondulata, Era delle Dinastie Nordiche e Meridionali (1334 -1393)
Hitatsura, pieno, Era delle Dinastie Nordiche e Meridionali (1334 -1393)
Midare-ha, non dritta, Era del Periodo di Mezzo Muromachi (dopo il 1467)
Gonome-ha, ondulata largheggiante come le nuvole, Periodo di Koto (circa 1550)
Kiku-sui-ha, a fiori di crisantemo che galleggiano sull'acqua, che i francesi chiamano extremement alambiquè, perché è simile ai vapori che si producono nell'alambicco Primo Periodo dell'Era di Edo (1600)
Sambon-sugi-ha, raffigurante gruppi di tre abeti, ove il centrale è più alto degli altri due, periodo Edo (1688-1704)
Toran-ha, ondulato come le onde dell'oceano, Periodo Finale di Edo (1822)


KissakiLa parte di Hamon visibile sulla punta della lama (kissaki) si chiama bōshi.
Vi sono più tipi di bōshi :

Kaen boshi, a forma di fiamma, Era Hogen (1156-1159)
Jizo boshi, a forma di testa di prete, Era Hogen (1156-1159)
Kaeri tsuyoshi boshi, solo sul dorso della punta, rivoltato, Primo Periodo Kamakura (1170-1180)
Ichimai boshi, area della punta interamente temprata, Periodo Kamakura (1170-1180)
Yaki zumete boshi, attorno al filo della punta, che termina sul dorso senza Kaeri, Periodo Meiji (1868-1912)
Mru boshi, a forma di gruppo di persone
Midare boshi area temprata irregolarmente, Era Hogen (1156-1159)

I primi forgiatori di spada giapponesi erano monaci buddhisti Tendai o monaci di montagna guerrieri chiamati Yamabushi. Avevano conoscenza vastissime per la loro epoca e il luogo in cui vivevano: erano alchimisti, poeti, letterati, invincibili combattenti e forgiatori di lama.
Per loro la costruzione di una lama costituiva una vera e propria pratica ascetica. Erano talmente temuti che venivano considerati fantasmi e nessuno osava disturbarli.


Cura e conservazione della katana
La cura e la conservazione della katana segue le stesse regole generali che si applicano nel rituale del thè o nella calligrafia o nel bonsai o nell'arte di disporre i fiori (Ikebana).

Dopo aver smontato la lama dal Koshirae la si cosparge con una polvere ricavata dall'ultima pietra utilizzata per la politura (Uchigomori) tramite un tamponcino. Successivamente, usando della carta di riso piegata tra pollice ed indice, si rimuove la stessa con un movimento dal nakago al kissaki pinzando la lama con il mune verso la mano. Successivamente con un alto panno leggero (o sempre con carta di riso) imbevuto parzialmente di olio di garofano raffinato si passa di nuovo tutta la lama con lo stesso movimento utilizzato per rimuovere la polvere di uchigomori. La prima operazione rimuove tracce di ossidazione e grasso lasciato dalle dita durante il rinfodero, la seconda operazione invece serve per evitare ossidazioni successive.

In montature utilizzate per l'esposizione si può notare un nodo caratteristico più o meno complesso attorno al kurikata fatto con il sageo.


Etichetta della tecnica di katana
La tecnica di katana (Iaidò) essenzialmente è una tecnica di estrazione veloce della spada, da qualunque posizione una persona possa trovarsi ed ha una sua "etichetta", sia formale che sostanziale.

Fa parte di una trattazione specialistica, ma ancora di più si impara nella palestra di scherma (dojo) direttamente dal Maestro.


Curiosità
La katana, in dialetto veneto, significa sberla.

la katana arriva a rappresentare l'anima del samurai che la impugna poichè in essa veniva visto il perfetto equilibrio tra gli elementi.
il fuoco della forgiatura
la terra da cui si estraeva l'acciaio
l'aqua che tempra l'acciaio
l'aria che alimenta il fuoco.
il samurai difatti ricercava la perfezione spirituale e tecnica e doveva rappresentare il connubio tra gli elementi:
ARIA: riflessi e sensibilità
Acqua: Agilità e intelligenza
Fuoco: percezione e forza
terra: tempra fisica e volontà
VUOTO: la capacità di concentrarsi e focalizzare le situazioni.

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Bushidō

Il Bushidō (giapp. 武士道, la via del guerriero) è un codice di condotta e un modo di vita, analogo al concetto europeo di Cavalleria, adottato dai guerrieri giapponesi. In esso sono raccolte le norme di disciplina, militari e morali che presero forma in Giappone durante gli shogunati di Kamakura (1185-1333) e Muromachi (1336-1573), e che furono formalmente definite ed applicate nel periodo Tokugawa (1603 - 1867).

Ispirato ai principi del buddhismo e del confucianesimo adattati alla casta dei guerrieri, il Bushidō esigeva il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore che dovevano essere perseguiti fino alla morte. Il venir meno a questi principi causava il disonore del guerriero, che espiava commettendo il seppuku, il suicidio rituale.

Successivamente alla Restaurazione Meiji (1866), il Bushidō ebbe come punto fondante il rispetto assoluto dell'autorità dell'imperatore e divenne uno dei capisaldi del nazionalismo giapponese. Uno dei principi del Bushidō, l'assoluto disprezzo per il nemico che si arrende, fu la causa dei trattamenti brutali e denigranti a cui i giapponesi sottoposero i prigionieri nel corso della seconda guerra mondiale, mentre la ricerca della morte onorevole in battaglia, fu la molla che spinse molti kamikaze al sacrificio


I sette principi del Bushidō

義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

勇, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

仁 ,Jin: Compassione
L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

礼 ,Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

誠,Makoto o 信,Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

名誉,Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

忠義,Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.



Le armature dei samurai erano costruite con metallo e fili di lino dai colori sgargianti. Ogni grande generale aveva un proprio colore che lo faceva riconoscere in battaglia Poichè era usanza intimorire l'avversario anche solo con il nome e la fama del generale che conduceva l'esercito. L'elmo era chiuso sul volto da una maschera staccabile chiamata mempo e che riproduiceva il più delle volte il volto di un oni per spaventare gli avversari. Spesso le battaglie si risolvevano solo con la morte di un odei due generali sul campo di battaglia. In alcune occasioni le battagli hanno visto una battaglia risolversi solo con una morte difatti alcune battaglie si risolvevano addirittura con un duello che aveva luogo tra i prescelti in mezzo ai due eserciti schierati. In battaglia si usavano principalmente armi dalla lunga gittata quali archi o armi lunghe quali naginata, yari, daikatana e altri innumerevoli armi letali che se volete nominerò con un breve descrizione prossimamente.


prossimamente anche shiro e kyuden (rispettivamente castello e palazzo) e un breve lexicon giappo.

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Ragazzi state facendo un lavoro mostruoso^_^


Mi ricordo di questo cartone, ne vidi alcune puntate e sinceramente più di una volta mi ero ripromesso di cercare notizie.


Complimenti nosfolo^_^

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I gatti mangiano gli uccelli e muzedon n'è un gran golosone


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MOD

MI sono permesso di aggiungere giusto un paio di immagini al primo topic, per rendere anche supporto visivo ad un prodotto che evidentemente esendo CARTONE ANIMATO ha nella grafica il suo punto di forza: spero non spiaccia al Nosfe Naziunal

Un bel lavoro, indubbiamente, approfondito e interessante 8-)

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non mi spiace per niente anzi se volete aggiungere immagini anche ai post successivi fatelo pure :D

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Serie molto figa (il mio "bipolarismo" da bambino era costituito dai Cavalieri dello Zodiaco e dai 5 Samurai). E complimenti a Nosferacchia per l'impegno nella documentazione!

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sto giocando a "the legend of five rings" gioco ambientato nel medioevo giapponese e il master essendo pignolo a voluto ci documentassimo per meglio calarci in una cultura davvero molto differente dalla nostra ecco che molte cose le ho trovate su enciclopedie qui in ufficio e altre le sapevo grazie al materiale fornitopci dal master.

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si nota l'impatto di legend!

cmq è una delle serie che + mi sono piaciute in assoluto!

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Kagura ha scritto:
Serie molto figa (il mio "bipolarismo" da bambino era costituito dai Cavalieri dello Zodiaco e dai 5 Samurai). E complimenti a Nosferacchia per l'impegno nella documentazione!


quoto:) i pupazzetti avevano i pugni d'acciaio tra l'altro! ma le gonne di gomma si spaccavano sempre-__-

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li ho tutti, buoni catti con tanto di tigre e monaco... c'ero cacciato un sacco con 'sta serie.

(le gonnelline di gomma ai miei non si sono rotte anzi sono ancora tutti in perfette condizioni)

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Nosferacchia ha scritto:
li ho tutti, buoni catti con tanto di tigre e monaco... c'ero cacciato un sacco con 'sta serie.

(le gonnelline di gomma ai miei non si sono rotte anzi sono ancora tutti in perfette condizioni)

stai insinuando che sia io quello incapace a tenerli con cura? -.-

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Magari Delund ci giocava e Nosferacchia no.

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