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 Oggetto del messaggio: BATMAN
MessaggioInviato: ven ago 25, 2006 14:43 
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se volessi iniziare la collezione di Batman da dove dovrei cominciare ?
e non rispondete : "dall'andare in edicola" :D
quanti numeri sono ? esistono ristampe ? è una serie conclusa ?
etc etc

Grazie :wink:

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MessaggioInviato: ven ago 25, 2006 14:58 
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ci son volumi di ogni tipo....
mensilmente in fumetteria usciva batman magazine con tre racconti di batman guarda un pò qui poi in fumetteria escono diversi volumi a parte....poi c'è la serie batman detective che non so ogni quanto esca....Ma ti consiglio per iniziare di farti batman magazine son ancora indietro coi numeri e le storie non son malaccio (son gia uscite anche su dc universe) e li trovi in edicola :) ....io ti ho detto quello che so....ora faccio altre ricerche e aggiorno


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MessaggioInviato: ven ago 25, 2006 15:06 
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Grazie :D

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MessaggioInviato: mer ago 30, 2006 12:19 
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saccheggio il sito Comicus per te!
non sono un lettore dc purtroppo, pero' immagino sia molto dura leggere tutti i numeri di batman dall'inizio, quindi direi di optare per la qualita'. ecco quello che chiunque dovrebbe leggere su batman-non solo gli appassionati.

BATMAN: ARKHAM ASYLUM (Play Press, cartonato, 216 pagine a colori, € 24.90) Testi di Grant Morrison, disegni di Dave McKean

Il nome di Morrison, insieme a quello di Moore e Gaiman, è indubbiamente legato a quella ricchissima fase di de-costruzione (e conseguente, ri-costruzione) di un genere, quello dei supereroi, avvenuta negli USA nella seconda metà degli anni '80.
Di questa fase, Arkham Asylum rappresenta una delle più compiute testimonianze: una storia di Batman dalla trama apparentemente semplice, in cui i variopinti nemici dell'Uomo Pipistrello si ribellano e prendono il controllo del manicomio dove sono rinchiusi, l'Arkham Asylum. Batman entra e cerca di risolvere la situazione, mentre in parallelo viene narrata la storia del fondatore dell’ospedale.
La trama in effetti può esser così semplificata, ma in realtà diventa l’occasione per un itinerario delirante, tra echi junghiani e suggestioni simboliste, nei recessi della psiche umana, in cui ogni “nemesi”, più o meno mascherata, diventa la rappresentazione di un abisso e di un’alterità assoluta.
Persino Batman non sfugge all’analisi e da testimone iniziale della follia, diventa quasi sovrapponibile ai tanti ospiti del manicomio, con la sua personalissima ossessione di giustizia e di vendetta. Possibile che Batman non sia altro che una delle facce che la pazzia umana assume? A questa domanda sembra rispondere uno dei dialoghi centrali del fumetto, allorché Batman si rivolge al Cappellaio Matto chiedendogli “Sono impazzito?” e la risposta è “Devi esserlo, altrimenti perché saresti qua?".
Questa prospettiva “malata” del personaggio Batman viene ripresa anche nelle didascalie finali, dove con mezza pagina di testo vengono ripresentati tutti i personaggi, con espedienti grafici che ne richiamano le caratteristiche peculiari. In queste didascalie, Bruce Wayne si chiede “diventerò mai un pipistrello?”: quesito abbastanza inusuale per una persona equilibrata, no?
Morrison non ha paura di osare e questa graphic novel gli permette di accennare caratterizzazioni estreme che non sarebbero permesse nelle storie “normali”: il Joker, ad esempio, richiama esplicitamente in un dialogo suggestioni omoerotiche nel rapporto tra Batman e Robin, caratteristica sottotraccia presente in alcune analisi del personaggio (in effetti chi, sano di mente, permetterebbe a un ragazzino minorenne di vestire un costume sgargiante e di accompagnarlo nelle proprie scorribande anticrimine?), ma mai esplicitamente (ovviamente) affrontata nella “continuity” classica di Batman.
La ricchezza di questo fumetto non si esaurisce però nella ispirata e lisergica prosa di Morrison, ma vive anzi della sua perfetta simbiosi con lo sperimentalismo grafico di Dave McKean. Il disegnatore, infatti, riesce a camminare in equilibrio perfetto sul filo sospeso che oscilla tra storytelling solido e sperimentazione grafica radicale, regalando pagine e pagine di assoluta meraviglia in una vertigine espressionista che ha trovato in seguito pochi pari.
Si segnala, nella recente edizione Play Press, la ricchezza di contenuti speciali (sceneggiatura completa, layouts), nonché la splendida confezione, fedele all'edizione originale del volume celebrativo dei quindici anni dell'opera.

Rico Barsacchi



BATMAN: THE KILLING JOKE (su I Classici del fumetto di Repubblica I serie n° 24) Testi di Alan Moore, disegni di Brian Bolland


“Ci sono questi due tizi in un manicomio...”
Comincia così “The Killing Joke”, la graphic novel di Batman (o forse sarebbe meglio dire del Joker), pietra miliare tra le storie del Cavaliere Oscuro e punto di partenza (o di arrivo a seconda dei punti di vista) del rapporto tra l'eroe e la sua più grande nemesi.
Il tutto scritto e sceneggiato in maniera praticamente perfetta dal sommo Alan Moore, che riesce ad accompagnarci per mano nella storia unendo in maniera impeccabile ogni stacco temporale tramite vignette che si richiamano, e disegnato magistralmente da un Brian Bolland in stato di grazia, che grazie al suo stile realistico e vivo riesce a donarci forse la migliore interpretazione grafica del Joker, in chiave non troppo grottesca.
Certo, questo fumetto non è Watchmen, non è neanche V for Vendetta e di norma viene attribuita a quest'opera una povertà e surrealtà in fase di soggetto che secondo chi scrive non è meritata.
Chiariamo il punto: in un fumetto il soggetto è parte integrante della cosmesi generale ma in questo particolare caso i dialoghi e gli spunti emotivi che scaturiscono dalla lettura riescono a portare in secondo piano situazioni innegabilmente strane come il Batman che vuole assolutamente parlare con il Joker e non combatterci o la risata liberatoria al termine del volume.
E' senza dubbio un fumetto legato e vincolato alla pazzia che quindi può non essere perfettamente coerente con la normalità e la quotidianità di tutti i giorni, di fatto le persone che hanno turbe psichiche vivono in maniera differente quello che a noi “sembra” corretto e giusto (nel caso volessimo attribuire dei problemi di natura psicologica a Batman e ovviamente al Joker).
Analizzando l'evolversi della vicenda ci vengono mostrati vari gradi di pazzia, di ossessioni e soprattutto le cause che le hanno scaturite, tutte attribuibili ad un “brutto giorno”.
Un brutto giorno per il piccolo Bruce Wayne, un futuro travestito contro il crimine.
Un brutto giorno per un comico fallito, un conscio e lucido pagliaccio incatturabile.
Due personaggi che si scontrano, che si assomigliano e che si attraggono in un rapporto quasi karmico separato solo dal fine che giustifica la loro diversità, e in mezzo a questo, il povero commissario Gordon, l'uomo medio vittima di un gioco, vittima di una dimostrazione.
Gordon diventa il personaggio chiave nel mostrarci la reazione della persona normale (anche se pur affetta da una piccola ossessione quale la catalogazione di ogni articolo riferito alle imprese di batman) a situazioni sopra le parti come il ferimento della figlia e la discesa in un vortice di paure e tormenti.
Dinanzi al delirio del Joker in cui lo stesso spiega cosa lo abbia trasformato in quello che è, alla fine rimane solo una possibilità: come dice Batman, quello che resta è la scelta.
La scelta di essere. Di cambiare. La scelta di fare le cose secondo le regole o di soverchiarle.
In ultima analisi se una risata non vi seppellirà probabilmente vi farà diventare pazzi.

Dicevamo: “Ci sono questi due tizi in un manicomio...”

Andrea Gadaldi



BATMAN: YEAR ONE (Play Press, brossurato, 96 pagine a colori, € 9) Testi di Frank Miller, disegni di David Mazzucchelli


Sospeso com’è tra fumetto mainstream e poetica hard boiled, Batman: Year One può essere considerato l’anello di congiunzione tra il Miller degli esordi (l’autore di seminali saghe supereroistiche come Born Again e Dark Knight) e quello di opere personali e sperimentali come 300 e Sin City. Balzato da pochissimo agli onori delle cronache grazie a Dark Knight Returns, il Miller di quegli anni è un autore che può permettersi di sperimentare soluzioni narrative ardite e impreviste. Decide così di raccontare le “origini” di Batman con uno stile crudo e realistico, che in nessun momento cede alla retorica. Ma questa è soprattutto la storia del tenente James Gordon, e del suo primo anno da poliziotto a Gotham City. E non è la storia di un’ascesa trionfale, bensì quella di un uomo che cerca disperatamente di venire a patti con sé stesso, di trovare la sua strada in un mondo ostile e caotico, in una città - Gotham City - cupa, marcia e disperata, dove criminalità e potere costituito sono indistinguibili. Bruce Wayne e James Gordon sono due uomini impotenti di fronte a forze molto più grandi di loro, e dovranno lottare con le unghie e con i denti per raggiungere lo status di eroi, giocandosi tutto e a volte anche perdendo. Sono due figure positive, pur con tutto il loro carico di paure e incertezze.
Ai testi e ai disegni di questo coraggioso fumetto ci sono due autori in stato di grazia.
Frank Miller, come già detto, viveva il suo momento d’oro, sia artisticamente che commercialmente. Batman: Year One è caratterizzato da un continuo alternarsi del punto di vista (da Bruce a Gordon e viceversa), da secchi monologhi interiori, da personaggi e situazioni “al limite”, e, come da tradizione Milleriana, da inattesi momenti sarcastici e grotteschi.
Ai disegni troviamo un Mazzucchelli ancora lontano dalle sperimentazioni degli anni ’90, ma già ispiratissimo. I suoi disegni sono incredibilmente espressivi, le linee sono morbide ed essenziali, lo stile tende al pop.
In definitiva, un must per tutti gli amanti del bel fumetto.

Giulio Capriglione


IL CAVALIERE OSCURO COLPISCE ANCORA vol. 1-2-3 (Play Press, brossurati, 80 pagine a colori, € 9.00 cad.) Testi e disegni di Frank Miller, colori di Lynn Varley


Frank Miller è indissolubilmente legato a Batman.
Da quando negli anni ‘80 rivoluziona il modo di descrivere il personaggio, con capolavori del calibro de “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” e “Batman: Anno Uno”, non c’è stato verso per alcun scrittore di svincolarsi dalla caratterizzazione gotica e sociopatica da lui impostata per l’eroe-pipistrello.
Nel 2001, dopo molte insistenze da parte dei fan, ma soprattutto grazie a un fortuito incontro con il supervisore delle Bat-testate, Bob Shreck, Miller realizza un seguito de Il ritorno: Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora (the Dark Knight Strikes Again).
Questa volta il risultato è ben più controverso e foriero di discussioni, che non nel passato.
Il Miller che leggiamo qua sopra è inevitabilmente un reduce dall’esperienza di Sin City, che ha modificato il suo modo di narrare in maniera radicale. Chiunque ricerchi in quest’opera una somiglianza o una qualunque filosofica attinenza con la precedente ne resterà deluso.
Frank qua è cinico, satirico, nichilista. Non gli interessa più la rivoluzione, non ha più voglia di dare speranze, o di far risorgere gli eroi dalle ceneri, l’unico scopo è distruggere.
Gli eroi stessi, a partire da Batman, sono immagini grottesche e bidimensionali di ciò che sono stati. Il loro utilizzo è vincolato solo alla trasposizione del disagio dello scrittore, e non riescono assolutamente a vivere al di fuori della narrazione. Le ambientazioni non sono più gotiche, ma psichedeliche al punto di stordire il lettore; questo, invero, per merito dei colori a dir poco sperimentali della signora Lynn Varley.
Quello che interessa ora allo scrittore, è esporre le aberrazioni e l’ipocrisia dei nostri tempi utilizzando gli eroi dell’universo DC come mezzo, e per questo DKSA risulta un’opera senz’altro più corale rispetto al precedente capitolo, coinvolgendo sostanzialmente tutti i membri storici della Justice League of America.
Superman è ancora una volta la vittima preferita di Miller. Il più potente degli eroi è qui contemporaneamente il più fragile quando viene minacciato negli affetti. Incapace di reagire, di prendere coscienza della propria invincibilità, egli è vittima spaventata delle macchinazioni dei suoi nemici di sempre: Braniac e Lex Luthor.
Essi posseggono, in maniera neanche troppo occulta, il potere politico negli U.S.A., una nazione narcotizzata dai mass media, caratterizzata da nude “veline” presentatrici di TG, animata da feroci scontri tra “opinionisti” da talk show (sinceramente patetica la figura di Jimmy Olsen) e guidata da un presidente-fantoccio, che è palesemente un pupazzo virtuale prodotto da un software di pessima qualità.
Superman, così come parte della JLA, è il braccio armato degli States. Il protettore del popolo, che nulla può fare però, per salvarlo concretamente dalla tirannia a cui è sottoposto.
Come al solito ci penseranno Batman, e un manipolo di “outsiders” da lui addestrati, a svegliare gli eroi e il mondo dal torpore a cui sono sottoposti. E come sempre Clark Kent sarà costretto dagli eventi ad ammettere la propria inferiorità al cospetto di Bruce Wayne.
In tutto questo il merito di Miller non risiede nella costruzione di una trama, tutto sommato scontata, o nella realizzazione di tavole memorabili (il tratto è anzi spesso scarno, essenziale), ma nel messaggio chiaro e potente che comunica al lettore: egli, cioè, riesce a mettere chiaramente a nudo l’ipocrisia di fondo che caratterizza i racconti di superuomini: nonostante siano ritratti come dei, sono impotenti di fronte alle ingiustizie del mondo. Sono di fatto asserviti al potere, e incapaci di fare realmente la differenza; non è un caso, ad esempio, che difficilmente si sia letto un racconto con Superman che risolva la questione mediorientale.

Fausto Ruffolo



IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO (Play Press, cartonato, 228 pagine a colori, € 22.50; su I Classici del fumetto di Repubblica serie Oro n° 23) Testi di Frank Miller e disegni di Frank Miller e Klaus Janson


Nei primi anni ’80, il fumetto americano supereroistico subì dei grossi cambiamenti causati da diversi fattori: uno di essi fu sicuramente la scoperta del fumetto europeo, anche grazie all’invasione di autori britannici come Alan Moore e soci, un altro è rintracciabile nella voglia del pubblico di situazioni più forti e realistiche. Questi cambiamenti vennero “ufficializzati” a cavallo tra il 1985 e il 1986 con due opere di induscutibile valore artistico, oltre che storico, il Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller (con l’indispensabile aiuto di Klaus Janson alle rifiniture e di Lynn Varley ai colori). Dopo essere stato lanciato dalla Marvel, Miller passò infatti alla DC per rilanciare il personaggio di Batman. Quello che fece però andò oltre gli schemi consolidati, come già in parte aveva fatto con il personaggio di Devil alla Casa delle Idee. In una maniera decisamente molto atipica infatti… distrusse il mito dell’Uomo Pipistrello! Proiettando in uno sporco futuro il Cavaliere Oscuro (finalmente ritornato alle origini, cioè al personaggio di Bob Kane e Bill Finger), attraverso l’alter ego di Bruce Wayne, Miller ha dato vita a un’operazione di decostruzione del ruolo del supereroe classico. Da allora e per molti anni a venire, Miller ha trasformato l’eroe in un vigilante dai metodi duri e decisi e lo ha discrostato da quell’aura di invincibilità e nobiltà che lo aveva sempre rivestito. Carica di un forte simbolismo (alcuni giochi narrativi sono diventati poi dei luoghi narrativi dell’universo di Batman, come le perle della madre di Bruce per rappresentare l’omicidio dei genitori) questa miniserie ruppe molti schemi, non solo narrativi ma anche grafici. A partire dalle prime magnifiche pagine, in cui la griglia delle tavole entra a far parte della storia, proiettandosi come un’ombra sui personaggi per poi venire letteralmente distrutta dall’improvvisa intrusione di un pipistrello. Per questo e per altri motivi Il Ritorno del Cavaliere Oscuro è stata osannata da più parti. È un opera dunque imprescindibile per chiunque (anche per chi di solito non apprezza i temi supereroistici, sebbene possa sembrare un luogo comune) e da leggere, sebbene le varie edizioni della Play Press (compresa quella più recente) non siano propriamente all’altezza di questo capolavoro del fumetto, a causa di errori e imprecisioni in fase di editing.

Andrea Antonazzo
l'articolo completo se vuoi lo trovi qui: http://www.comicus.it/view.php?section=rubriche&id=1054

a proposito il prossimo anno uscira' una mini di 4 numeri, intitolata BATMAN: EUROPA in cui il pipistrellone visitera' appunto 4 capitali europee. le storie saranno illustrate in full paint da 4 famosissimi disegnatori:
ai testi brian azzarello se non ricordo male..


Batman: Roma da Gabriele Dell'Otto -che e' romano
Batman: Berlino da Jim Lee che non e' tedesco eheh
BAtman: Parigi da una disegnatrice francese di cui nn si sa nulla- o piu probabile non lo so io^^'
Batman: Praga da Giuseppe Camuncoli che e' emiliano..vabbe pazienza..

non vedo l'ora che esca eheh..
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 Oggetto del messaggio: Re: BATMAN
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 18:26 
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ritiro fuori questo vecchio topic del pipistrellone mascherato per la notizia che devo spoilerare
Spoiler: Visualizza

uno dei miei preferiti :sad:

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 Oggetto del messaggio: Re: BATMAN
MessaggioInviato: gio gen 29, 2009 19:06 
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e una palla...

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 Oggetto del messaggio: Re: BATMAN
MessaggioInviato: dom feb 01, 2009 19:55 
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Beh comunque....per chiunque non conosc batsy consiiglio per iniziare batman anno uno...la maggior parte delle altre graphic novel non sono apprezzate se non si conosce il crociato incappuciato e il suo mondo...Non male anche batman la leggenda che raccoglie archi narrativi ormai difficile da trovare o comunque fondamentali(addio Robin,morte in famiglia ecc).

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 Oggetto del messaggio: Re: BATMAN
MessaggioInviato: lun feb 02, 2009 22:55 
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Iscritto il: mar feb 05, 2008 22:31
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Beh, non è vero che le altre graphic novel sono meno apprezzabili da chi non conosce Batman. Anzi, ho apprezzato di più il ritorno del cavaliere oscuro e arkham asylum che anno uno. Chiaramente conoscevo il personaggio - chi non lo conosce? - ma non avevo mai letto nessun fumetto che lo riguardava prima di queste graphic novel, un'ottima lettura anche per chi non si vuole impelagare con continuity interminabili.


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 Oggetto del messaggio: Re: BATMAN
MessaggioInviato: lun feb 02, 2009 23:07 
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se non leggi il fumetto non conosci batman.Conoscerlo significa sapere cosa accade in Knightfall sapere qua l'è il rapporto con i vari supereroi sapere il dualismo che esiste tra bruce wayne e bats e un sacco di altre cose(tipo biografia dei villain ecc.)

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