Il forum dei Drow, dei Vampiri e delle creature dell'oscurità
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MessaggioInviato: ven set 16, 2005 15:47 
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In occasione del nuovo argomento, rilancio anche un TOPIC per così dire affine, nel caso nuovi (ma anche vecchi) utenti vogliano dare un contributo su qualche luogo a loro particolarmente caro e gradito nelle tetre serate temporalesche....

Oscuri Saluti

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MessaggioInviato: mer nov 23, 2005 22:38 
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Leggetevi questo articolo di giornale.

Ci sono stato diverse volte in passato.
Mi suggestionò parecchio il modo come raggiungerla, la lunga scalinata.
Ritrovo o no di tossici, quella sera in cui i miei amici ed io eravamo là.... bè forse solo suggestioni, però davvero intense!


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MessaggioInviato: mer nov 23, 2005 22:54 
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Questo è un luogo che dista un paio di km da casa mia.
Fu teatro in passato di due suicidi (?) di ragazze e molti riti satanici.
Da un passato ancor più lontano ci giungono leggende secondo le quali, al calar della notte si odono voci e si vedono oscure figure.
Potrei stare qui a parlarne per ore del posto ma nn saprei dove iniziare. Cmq la paura ti assale quando arrivi e spesso non ti si toglie di dosso nemmeno quando ritorni a casa.


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MessaggioInviato: mer nov 23, 2005 23:11 
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IL MONASTERO DEI BAMBINI SEPOLTI

Sperduto tra le gole di due monti, c'è un vecchio monastero, una volta abitato a frati (che ordine fosse non ricordo). Fu eretto in quel luogo isolato dagli stessi frati sopra un terreno che fu testimone di una grande battaglia per la conquista del territorio. Correva l'anno 1300 A.C.

Salendo e scendendo per valli si raggiunge un sentiero in salita che scivola via lungo le pareti rocciose delle due alture. Dopo un pò di cammino si giunge in una piccola pianura circondata di alberi e ancora una piccola salita che prosegue ad est. Il monastero è arrocato là sopra con al fianco una grossa grotta scavata nella roccia (purtroppo non ho foto scattate di giorno).

La leggenda dice che questi frati accoglievano le donne di fede che rimanevano incinte, quindi crescevano i loro bambini trasmettendogli il loro credo. Non fu proprio così. Ci fu un frate di cui il nome si è perso nei secoli che uccise almeno una sessantina di quei neonati e li seppellì accanto al monastero. Il frate si suicidò nella cappella principale. Il monastero fu abbattuto e ricostruito poi verso il 1500.

Ci sono andato personalmente tantissime volte e in assoluto è uno dei tre luoghi che più mi hanno fatto tremare. Anche il sol pensiero mi fa venire la pelle d'oca.

Circola voce (anche mia nonna me lo raccontò) che una figura vestita di nero (il frate?) si aggiri in quel posto e che si odano pianti di neonati.
Qualcosa c'è, e questo che me lo vogliate o no è una cosa personale, ma delle volte quando sei in un posto è come se lo stesso posto ti parlasse, ti facesse vedere delle cose per poi fartele dimenticare.
Credere o no poi è un altro fatto, ma il monastero dei bambini sepolti fa paura di giorno... figuratevi di notte!


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MessaggioInviato: lun nov 28, 2005 22:17 
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questo è un posto che si trova nel mio paese
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PALAZZO MARCHESALE (marina di camerota) IX - X dc

Il 23 luglio 1647 avvenne a Marina di Camerota una sanguinosa rivolta di popolo contro il proprio feudatario Paolo Marchese II e contro la brutale legge dello ius primae noctis. il corpo del marchese venne tagliato in 7 parti e ogni pezzo fu seppellito in un punto del comune.
conosco questo palazzo forse veramente come poche persone ed è veramente un posto molto interessante. la cosa più bella è che c'è un sotteraneo nascosto che si estende praticamente sotto tutto il palazzo in 2 livelli l'entrata l'ho scoperto per caso guardano in un buco che mi sembrava un tombino sotto la torre a sinistra nella foto...c'è un bel po di roba li sotto (spade mobili antichi strumenti di tortura) per precauzione nn ho mai preso niente. all'interno c'è una cappella sconsacrata dove 2 anni fa trovai un vangelo antico scritto in latino nascosto in un buco sotto l'altare e un gatto ucciso penso per qlc rito in un armadio con dei simboli disegnati col sangue dell animale sulle ante. uhm altro da dire? si avverte la presenza di molte ombre...e io sento spesso il suono di una campanella nella torre piccola salendo le scale...vabè adesso mi verrebbero centomila cose da dire ma vi annoierei :)
ciauz


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MessaggioInviato: lun nov 28, 2005 22:29 
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Scusa, ma dove si trova esattamente questo posto?


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MessaggioInviato: lun nov 28, 2005 23:20 
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nel mio paese marina di camerota provincia di salerno? vuoi venire? :d


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MessaggioInviato: mar nov 29, 2005 23:52 
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Appena posso metto tutto delle cose qua a volterra.

qui c'è una miniera di posti stregati signori.

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MessaggioInviato: mer nov 30, 2005 01:45 
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Non vedo l'ora di leggere in tal caso...

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MessaggioInviato: mer nov 30, 2005 13:12 
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Anche qua ce ne sono parecchi, credo che mi informerò!
Così quando la corte anconetana verrà in visita saprò dove condurli!!!! :d

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PER QUALSIASI RIMOSTRANZA SU TORTURE O AVVELENAMENTI O OMICIDI SIETE PREGATI DI NON SCASSARMI LE COSIDDETTE, MA DI RIVOLGERVI AL MIO AVVOCATO...ORE PASTI, CHE NEL RESTO DEL TEMPO LAVORA ALACREMENTE PER CONQUISTARE IL MONDO!!!


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MessaggioInviato: ven mar 16, 2007 16:27 
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Villaggio Crespi D'Adda (Bergamo)

La fabbrica e il villaggio operaio di Crespi d’Adda, per lo stato di conservazione complessivamente assai buono e le minime alterazioni dell’impianto originario, si presentano come un monumento esemplare di archeologia industriale.

Il villaggio, situato sulla sponda sinistra dell’Adda alla confluenza con il fiume Brembo, fu voluto da CRISTOFORO BENIGNO CRESPI, primo capostipite di una lunga generazione di industriali cotonieri di Busto Arsizio. Egli acquistò il terreno lungo l’Adda e vi impiantò un cotonificio moderno e tre grossi palazzotti per alloggiare le maestranze specializzate, trasferite direttamente da Busto Arsizio. Questo primo nucleo del villaggio fu inaugurato il 25 luglio 1878

Il figlio Silvio, con l’aiuto degli architetti E. Pirovano e G. Moretti., diede a Crespi un volto urbanistico più organico di quanto non avesse previsto il padre. Silvio Crespi aveva compiuto numerosi viaggi in Inghilterra e aveva visto le terribili condizioni di vita dei lavoratori delle fabbriche di Manchester che creavano scontenti, scioperi, ribellioni, e le migliori condizioni di vita nei villaggi operai di recente costruzione, dove il controllo padronale rendeva praticamente impossibile qualsiasi reazione particolare dei lavoratori.

Il villaggio di Crespi crebbe, sulla base di queste esperienze, nel giro di 15 anni; gli ultimi edifici furono aggiunti nel 1923-25. Esso è organizzato secondo un tracciato di assi ortogonali; il maggiore attraversa tutto il. paese e si conclude nel cimitero; l’altro incrocia il primo all’altezza dell’ingresso della fabbrica, creando la piazza, luogo d’incontro degli abitanti.

L’ubicazione della fabbrica rispondeva a determinati requisiti, primo fra tutti il reperimento dell’energia motrice (l’acqua) derivata direttamente dall’Adda, poi la disponibilità di manodopera rurale a basso costo, la felice posizione geografica da e per Milano e soprattutto la possibilità di imporre il libero arbitrio economico e sociale su tutto il paese, abitanti inclusi.

Per poter esercitare un più rigido controllo sugli operai, in modo che non venissero ‘contaminati’ dalle idee degli operai della città, il padrone costruiva vicino alla fabbrica anche le abitazioni.Inoltre faceva costruire la scuola, la chiesa, l’ambulatorio, lo spaccio, il luogo di ritrovo. Con questi servizi egli filantropicamente dava ai “suoi” operai tutto quello dì cui avevano bisogno; in cambio, chiedeva loro fedeltà e dedizione totale alla fabbrica. Come in un feudo, i figli degli operai erano destinati a diventare a loro volta operai della fabbrica del signore-padrone con la mentalità a cui erano stati educati dalla maestra che egli aveva assunto.

Entrando nel villaggio si trovano sulla destra i tre palazzotti che sono stati costruiti per primi. Sono edifici a pianta rettangolare di tre piani, costruiti in cotto ed intonacati.

Lungo l’asse principale, parallelo al corso dell’Adda, vi è l’opificio, costituito da parecchi corpi di fabbrica realizzati in anni diversi. Elementi caratteristici sono le due altissime ciminiere in cotto con motivi decorativi neoromanici della tradizione lombarda, i capannoni con tetto a shed (capannoni affiancati a costituire ampi spazi di lavoro su un piano unico), i rosoni dei capannoni, sempre di gusto neoromanico e i cancelli di ferro battuto di A. Mazzucotelli, singolare figura di artista-artigiano del Liberty. La base di una ciminiera reca in mezzo l’orologio, simbolo della nuova scansione meccanica del tempo. In un’area, alle spalle dei tre palazzotti, prospiciente l’Adda, si trova il Castello, l’abitazione dei Crespi, costruito dall’architetto Ernesto Pirovano (l894) mescolando con libertà elementi romanici e gotici. L’alta torre svetta sul paese ed è uno degli elementi subito evidenti. Annesse al castello sono le scuderie.

La chiesa (1893) è la copia esatta, in scala minore, della chiesa rinascimentale di S. Maria delle Grazie di Busto Arsizio, un omaggio di Crespi alla città natale. Sulla collinetta che sovrasta la piazza della chiesa si trovano i villini del parroco e del medico. Sulla piazza, si affacciano anche l’asilo, la scuola, il teatro, il bar; a fianco del bar c’è il lavatoio.

La scuola è costituita da due aule grandi e da due piccole; al piano superiore c’è l’abitazione dei maestri. Crespi interveniva personalmente nell’istruzione dei bambini, stabilendo programmi, finalità e metodi e lasciando poco spazio d’intervento alle maestre. L’orario di studio era pesante: dalla mattina al pomeriggio inoltrato, senza nessuna concessione alla creatività, proprio come in fabbrica.

Vi erano insegnate le tre abilità “leggere - scrivere - far di conto”, per la formazione di una manodopera generica, e poi si davano informazioni più dettagliate sulla lavorazione del cotone per una manodopera più specializzata. Le maestre rispondevano direttamente al padrone dell’andamento degli alunni e della disciplina scolastica. Frequenti erano le visite di Crespi alle scolaresche: il buon profitto scolastico si traduceva per i padri più fortunati in avanzamenti di carriera, il che voleva dire alle volte esenzioni dal pagamento della luce e dell’acqua.

Le case operaie (1890-1915) sono raggruppate a tre o a cinque. Ogni casa ha sul davanti un piccolo giardino e sul retro un orto, recintati. La cura dell’orto e del giardino doveva, secondo Crespi, tenere gli operai lontani dagli schiamazzi, dall’osteria, dall’ozio. Crespi controllava di persona che fossero ben tenuti. Nel 1925 furono costruite le palazzine per gli impiegati e i dirigenti. Sono case più ornate, con più verde, più giardino che orto; gli spazi interni sono ampi e meglio articolati.

Contrariamente agli operai, il parroco e il medico non pagavano l’affitto e così pure i dirigenti dello stabilimento, vista la diversa posizione sociale che queste persone occupavano all’interno del villaggio. Il “ricatto” dell’abitazione era fortissimo e su di esso Crespi giocava bene le sue carte, che andavano dall’assegnazione delle case in base ai turni, benemerenze, meritocrazie varie all’espulsione immediata dalla comunità per scarso rendimento o mancanza di disciplina.

Il villaggio si chiude con il cimitero (progetto di G. Moretti, 1896), nel quale viene ribadito l’ordine gerarchico: dalle semplici tombe degli operai segnate da una croce, alle tombe dei capi con targhe e scritte celebrative, al faraonico mausoleo di Crespi che domina il cimitero. Moretti è anche il progettista della centrale idroelettrica Taccani di Trezzo, bellissimo esempio di archeologia industriale, la cui architettura ricorda, per certi aspetti, quella del cimitero.

Notizie tratte da : I SEGNI DEL PAESAGGIO LOMBARDO, Itinera edizioni, pp. 56 - 69;


Ho visto le immagini di questo luogo che vorrei visitare qualche studioso afferma che Crespi è costruita con una freddezza quasi imbarazzante.
Il luogo è di un inquietante perfezionismo e ordine e trasmette angoscia, da vedere le immagini del castelletto, il mausoleo di famiglia nel cimitero dove spiccano i posti dai bambini che morirono durante un epidemia mai accertata. I vecchi del paese parlano di strane morti avvenute nei primi '60, dove i corpi di povera gente veniva trovata tra i boschi rivolti a pancia sotto con il volto sfigurato. Perfino Dario Argento ha girato qualche scena qui. Il luogo è diventato patrimonio mondiale dell'UNESCO.
L'ordine e la perfezione danno spesso l'idea che dietro si possano celare misteri e segreti. Chi volesse visitare questo posto anche solo virtualmente può trovare INFO nel sito
http://www.villaggiocrespi.it/




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Il Cimitero e il Mausoleo/Tomba di famiglia


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La Villa/Castello


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MessaggioInviato: mer set 19, 2007 14:59 
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CASTELLO DI MONTEBELLO (Rimini)

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Famoso per il noto mistero di Azzurrina

Nella seconda metà del XIV secolo, sparì misteriosamente una bambina, che ancora oggi fa parlare di se: si tratta di Guendalina Malatesta vissuta nel Medioevo, ma conosciuta da tutti come il fantasma Azzurrina.

Guendalina era albina e aveva i capelli bianchi. L'albinismo, nel medioevo, era fonte di sospetto e paura. Le sue caratteristiche somatiche, non erano viste con simpatia e, per questo, fu accusata di stregoneria e destinata ad una morte atroce. Per farla sopravvivere e darle una speranza, i genitori non le permettevano l’uscita dal castello. Preoccupati per il futuro della figlia e per proteggerla da tali infamie, decisero di tingerle i capelli con una sostanza a base di erbe, che scuriva i capelli, ma che al contatto della luce emanava dei riflessi azzurri. Così che, tutti iniziarono a chiamare la bambina con il nome di "Azzurrina".

Ma la storia che viene tramandata da secoli riguarda la sua strana morte, avvenuta all'interno del castello. Si racconta che il 21 giugno 1375 durante un temporale, Azzurrina stesse giocando con una palla fatta di pezza e spaghi. La palla rotolò giù per una scala, che conduceva alla ghiacciaia e la bambina corse a recuperarla. Due soldati udirono un grido e si precipitarono a cercarla. Ma ogni tentativo di ritrovarla fu inutile. Il castello e l’intero borgo furono setacciati per giorni e giorni... Azzurrina era scomparsa, come dileguata nel nulla.

Dal 21 giugno, ogni cinque anni, nella notte del solstizio d'estate, nel Castello di Montebello appare il fantasma di Azzurrina, la si ascolta ridere o piangere e si sente la sua voce. Da tempo molti studiosi ed esperti stanno tentando di capire l’origine di questi suoni. Dal 1990 sono state effettuate anche delle registrazioni dell'evento, che vengono fatte ascoltare ai turisti che visitano il castello. In questi nastri, realizzati dalla RAI e dall'Università di Bologna, si sente una voce di bambina piangere sottovoce in mezzo ai rumori di un temporale. L’università di Bologna iniziò subito degli studi approfonditi e si riuscì, sempre durante il solstizio nel 1995, a registrare anche il rumore della palla che rimbalzava, il ritocco delle campane e la voce più limpida di Azzurrina, tanto da riuscire a capire chiaramente che pronunciava la parola “mamma”. Nello stesso giorno dell’anno 2000 la stessa università, registrò ancora i lamenti della bambina.

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Nel 1989 il castello è stato restaurato dai proprietari, la famiglia dei conti Guidi di Bagno, e aperto al pubblico a pagamento. A partire da quella data vengono fatte ricerche da parapsicologi col fine di catturare, tramite registratori audio ad attivazione sonora, rumori all'interno del castello prodotti dal presunto fantasma.
Gli autori delle registrazioni sono erroneamente identificati come esperti dell'Università di Bologna, ma in realtà appartengono al Laboratorio interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica (IRB) di Bologna, istituto privato non legato alle attività accademiche, fondato da Michele Dinicastro e Daniele Gullà.
Il malinteso deve essersi creato a causa della partecipazione, durante uno dei sopralluoghi, di altri due accademici dell'università di Bologna che hanno accompagnato i due parapsicologi nel loro studio.

Al termine della visita guidata al castello vengono fatte ascoltare al pubblico alcune registrazioni, indubbiamente il principale motivo delle visite turistiche al castello, di per sé di scarso valore storico e artistico. Il luogo dell'audizione è lo stretto, basso e poco illuminato corridoio nel quale si apre nel pavimento la botola per la ghiacciaia, dominato sullo sfondo da un quadro raffigurante il volto azzurro di una bambina. La scena è illuminata da un riflettore dello stesso colore, in un'atmosfera sicuramente suggestiva.


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Ultima modifica di MasterMind il mer set 19, 2007 15:06, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: mer set 19, 2007 15:04 
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CASTELLO DI SAN LEO - Castello di Cagliostro (Pesaro - Urbino)

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Altura sacra agli dei quando vi giunse il Santo Leo nel 3° secolo, fu da questi ritenuta luogo ideale per la diffusione del cristianesimo che da qui, infatti, si irradiò per tutta la regione circostante, configuratasi più tardi come diocesi di Montefeltro (l'antico nome della città).

Nel turbinio di guerre fra Goti e Bizantini, Longobardi e Franchi, San Leo vede crescere la sua fama di fortezza inespugnabile. Elevata a rango di capitale del Regno Italico nel 963 da Berengario II° qui rifugiato, la minuscola ma fortissima città subì per parecchi mesi l'assedio di Ottone I°, l'imperatore di Germania. Intorno al 1200 ha inizio qui la signoria dei conti di Montefeltro che, divenuti poi duchi di Urbino, tanta parte avranno nello sviluppo della civiltà rinascimentale. Intanto la rocca si amplia e si abbellisce, soprattutto per il genio di Francesco di Giorgio Martini, architetto militare dei duchi di Urbino. Il bembo lo definisce "mirabile arnese di guerra".

I fasti politico-militari di San Leo cessarono nel 1631 quando, estintasi la famiglia ducale di Urbino, il territorio passa allo Stato Pontificio.
La rocca, cessata la sua funzione militare, viene degradata a carcere. In essa finisce i suoi giorni, tra gli altri, Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come Conte di Cagliostro, che la storia dice qui morisse, dopo sei anni di segregazione, nell’anno di grazia 1795.


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CASTELLO DI FUMONE (Frosinone)


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In una recente trasferta nei miei luoghi di origine, la Ciociaria, sono tornata a visitare il borgo medievale di Fumone, nel cuore della Ciociaria Ernica a circa 80 km da Roma, su un cucuzzolo a poco più di 700 m sul livello del mare. Oltre al piacevole giro all'interno del paese, tra i suggestivi vicoli la cosa che rende particolare questo luogo è il Castello, una vera e propria rocca visitabile. Misteri e leggende aleggiano attorno a questo affascinante Castello. Una di queste leggende riguarda il fantasma di Emilia Caetani Longhi, la nobildonna nel 1800 fece imbalsamare il figlioletto morto a cinque anni, unico erede maschio di otto figli, morto per avvelenamento, le sorelle per impedirgli di ereditare i beni della famiglia lo avvelenarono con piccole dosi di arsenico, così almeno vuole la leggenda. Nel Castello è possibile vedere la teca dove è conservato il corpicino imbalsamato.

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La leggenda vuole che la nobildonna vada ogni notte a visitare il corpicino del figlio, si dice che si sentono i passi discendere la scala che porta nel luogo dove il bimbo riposa. La perdita del bimbo colpì profondamente la madre Emilia che per l'afflizione fece ridipingere tutti i ritratti del castello che potessero dare l'idea della gioia o della serenità; spariti quindi sfondi sgargianti, sorrisi e monili preziosi. Il ritratto di Emilia Caetani Longhi conservato nel Castello fu fatto modificare, l'abito bianco, colorato in nero, non c'è più il filo di perle e invece dello specchio il ritratto del figlio.

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Altra leggenda, altra storia è quella del Pozzo delle Vergini, pozzo dove venivano gettate le ragazze che non risultavano vergini e lasciate morire d'inedia, la leggenda è legata alllo "ius primae noctis" (diritto della prima notte) si intende il diritto di un signore feudale di trascorrere, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, la prima notte di nozze con la sposa. I fantasmi delle ragazze pare si aggirino nel Castello.

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Ancora una storia, quella che riguarda l'antipapa Gregorio XIII (Maurizio Burdin), imprigionato nelle segrete del Castello di Fumone e murato vivo nelle mura della fortezza (non si sa quale, il corpo non è mai stato rinvenuto), il fantasma dell'antipapa talvolta si diverte nel battere colpi contro le mura dell'edificio. Il Castello di Fumone è però più conosciuto per aver ospitato
Celestino V il "papa del gran rifiuto", rinunciò infatti al pontificato, il 13 dicembre 1294, durante un Concistoro lesse l'atto di rinuncia. Il giorno 24 dicembre venne eletto Papa Benedetto Caetani che prese il nome di Bonifacio VIII. Il suo successore Bonifacio VIII, temendo che la figura di Celestino V, potesse essere usata per provocare disordini e quindi uno scisma, decise di arrestarlo e tenerlo sotto sorveglianza, catturato a Vieste mentre tentava di fuggire in Dalmazia econsegnato nelle mani di Bonifacio VIII, fu portato nella Rocca di Fumone sotto la scorta di sei cavalieri e trenta uomini d'arme. Dopo dieci mesi di prigionia morì, morte che avvenne forse per mano di Roffredo Caetani il 19 maggio 1296.
In occasione della morte di Celestino V si verificò nel castello di Fumone un portento di dimensioni straordinarie che secondo i cronisti preannunziò la morte del Santo: l'apparizione di una croce splendente rimasta pendente in aria sulla porta della cella ove dormiva ed era rinchiuso.
La leggenda secondo cui Celestino venne ucciso con un chiodo nel cranio, trova una possibile conferma a seguito di uno studio radiologico effettuato nel 1988 a L'Aquila, dove la Tac ha evidenziato facilmente una perforazione cranica attribuibile proprio ad un oggetto appuntito. E' interessante notare come nei rituali funebri gnostico-templari, vi fosse la foratura del cranio.

Una curiosità, nel giardino pensile ( ben 3.500 mq), considerato il più alto d'Europa e dal quale si gode di una splendida vista, bisogna cercare la punta del monte Fumone, dicono che toccarla porti fortuna.

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il sito ufficiale http://www.castellodifumone.it/


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 Oggetto del messaggio: Re: Luoghi Misteriosi
MessaggioInviato: gio dic 02, 2010 11:28 
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Riesumo questo bellissimo topic per postare un articolo apparso stamane su Repubblica che fa proprio al caso nostro:

I mille paesi d'Italia
abitati dai fantasmi

Viaggio negli oltre mille villaggi abbandonati perché la popolazione li crede infestati da spettri. Un inventario raccolto in un documentario presentato alla Biennale del paesaggio
di PAOLO RUMIZ
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Il vecchio Tonino Guerra sapeva che vicino a casa sua, a Marecchia in Romagna, c'era un casolare dove sessant'anni prima era passato Ezra Pound. Lo scrittore ci andò, la trovò in rovina, ma provò a entrare lo stesso. L'idea di gettare la propria ombra su quei muri per farli rivivere lo attirava irresistibilmente. Il pavimento della prima stanza era sfondato, riuscì a passare rasente ai muri. La porta della seconda era aperta e dentro si vedeva chiaramente una sedia. Ebbene, su quella sedia, racconta Guerra, c'era un'ombra. Il vecchio Pound, il poeta, seduto di spalle. Inconfondibilmente lui. Le case abbandonate hanno spesso uno spettro che le abita. E poiché l'Italia ha più case abbandonate di qualsiasi altro paese del Mediterraneo - un migliaio di villaggi, più case sparse, che potrebbero contenere la popolazione di Roma e Milano insieme - è probabile che qui si registri anche la massima densità di spettri d'Europa. Bambini che gridano in fondo ai pozzi, ombre di donne abbandonate nel solaio, partigiani torturati, vittime di fatti di sangue. Storie vere, ma più spesso inventate, o trasfigurate, per motivare un abbandono recente, altrimenti inspiegabile.

Che pensare se non storie lugubri davanti a una villa piena di ragnatele che contiene ancora armadi, posaterie, quadri, bicchieri, lettere d'amore? Che dire di un paese abitato da cani e pipistrelli dove la vita sembra essersi interrotta per un maleficio, in assenza di catastrofi come guerre, incendi o terremoti? Parla di questo il documentario
"Case abbandonate" di Alessandro Scillitani, che stasera sarà proiettato in anteprima al cinema "Al Corso" di Reggio Emilia, nell'ambito della Biennale del paesaggio. Non un semplice inventario di rovine, ma una galleria di leggende, racconti noir e apparizioni spesso sinistre che abitano il paesaggio dell'italica incuria.

A Paralup in Valle Stura, Piemonte, frazione che si tenta di far rivivere come luogo della memoria partigiana, non c'è solo l'ombra del comandante Duccio Galimberti, ma anche - racconta Antonella Tarpino - la voce di un cantore cieco come Omero che saliva lassù fino agli anni Sessanta, quelli della grande fuga in fabbrica. Esplorando poi la storia di Villa Destefanis nel Vercellese lo scrittore Danilo Arona ha trovato storie da "Poltergeist" (un cimitero di soldati austriaci massacrati dai contadini nelle fondamenta) narrate per motivare eventi terribili registrati dalle cronache, il custode della casa che stermina la propria famiglia e un suicidio dal balcone.

A Casacca nel Parmigiano, territorio di messe nere e riti occulti, si parla di bare scoperchiate nel cimitero, e anche lì l'abbandono è messo in relazione a una tragedia, l'amore proibito di un prete e una suora dal quale sarebbe nato un bambino poi nascosto, sepolto o murato vivo. C'è anche un pozzo, in paese, dove affermano si possa sentire il canto di una bambina caduta lì dentro. Storie probabilmente false, ma utili a razionalizzare l'inspiegabile e talvolta l'indicibile: la fuga in massa delle persone, e poi la spoliazione delle cose per mano di vandali e antiquari.

A Reneuzzi, paese fantasma da Dario Argento (vedi la "villa del bambino urlante" a Torino) sugli impervi monti liguri, l'abbandono è legato a un fatto reale: la storia di Davide che vede partire Mariuccia per la pianura, capisce di perderla per sempre e la uccide, poi si dà alla latitanza. L'ombra dell'omicida terrorizza i pochi rimasti, che fuggono a valle lasciando il villaggio deserto, e non importa se qualche settimana dopo il corpo di Davide suicida sarà trovato decomposto nel bosco. Di Villa Clara a Bologna si dice che la figliastra del padrone - nobile famiglia Alessandri - sarebbe stata murata dopo una tresca proibita con un sottoposto, mentre a Villa Pastore nell'Alessandrino un fantasma di donna suona il piano tutte le notti.

In Romagna l'addensamento di visioni è impressionante, anche perché si tratta spesso di abbandoni di pianura, i più spettrali. Come villa Boccaccini dalle parti di Comacchio, dove Pupi Avati - in quella che definisce una "campagna malata, nebbiosa, inquietante" - ha girato "La casa delle finestre che ridono", la storia di un pittore maledetto, specializzato nel ritrarre agonie. Anche lì segnali del terzo tipo, una lampada che si accende a una finestra, la testa di un diavolo affrescata sotto l'immagine di un santo, e ovunque l'impressione di entrare in uno spazio a-temporale, quasi subacqueo, come se l'abbandono risalisse a mille anni fa, non quaranta.

E poi l'Abruzzo, con gli spettri di Sperone e Frattura, dove senti ancora la voce di bambini estinti. "Luoghi dove - racconta Romano Camassi dell'Istituto geofisico di Bologna - il terremoto non è mai l'unica causa dell'abbandono". E la Calabria, con l'enigma dei "paesi doppi", come li chiama l'antropologo Vito Teti, quelli che si duplicano sulla costa dopo secoli di resistenza sui monti. Storie dove miseria, 'ndrangheta, emigrazione, frane, brigantaggio e latitanza di criminali si intrecciano a costruire storie poco tranquillizzanti. Come Roghudi, protetta da inestricabile boscaglia, dove tutti ti dicono che è meglio non andare. E dove la sera qualche luce fantasma si accende.


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