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 Oggetto del messaggio: Satanismo - cenni critici -
MessaggioInviato: lun nov 26, 2007 12:51 
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propongo a scopo critico - informativo - conoscitivo una dissertazione sul fenomeno "satanismo" tratto da un articolo a mio parere piuttosto tecnico e descritivo del fenomeno di F. Zenzale.

Cortesemente, eventuali commenti di natura morale o etica, li inserirei qui, SATANISMO e CULTURA, esistendo un topic già aperto e lasciando in questo interventi di natura ampliativa o cmq critica "in tema".
Questo specifico topic, come tanti altri di valm neira, si ripropone infatti non di COMMENTARE un fenomeno (tipo "bello questo quadro, no a me fa skifo") ma di DESCRIVERLO. Per commenti, come detto, usate il link

In qualità di mod mi riservo di cancellare e/o spostare in sede adeguata, interventi non conformi a quanto appena specificato, ricordando che la lettura è consigliata ad un pubblico di adulti desiderosi di ampliare la loro conoscenza e, se del caso, avere una minima idea sul fenomeno che si andrà poi a criticare, Necropolis augura buona lettura :devil:


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Parlando di satanismo ci si riferisce a persone, gruppi o movimenti che in forma più o meno organizzata praticano l’adorazione e l’evocazione del demonio. Per maggior precisione riportiamo la definizione di Massimo Introvigne:

"Il satanismo - da un punto di vista storico e sociologico - può essere definito come l’adorazione o la venerazione, da parte di gruppi organizzati in forma di movimento, tramite pratiche ripetute di tipo culturale o liturgico, del personaggio chiamato Satana o Diavolo nella Bibbia". (Massimo Introvigne, Indagine sul satanismo. Satanisti e anti-satanisti dal seicento ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1994, p. 12).

Il satanismo in generale

A livello ideologico si possono distinguere due correnti di satanismo: esiste un "satanismo impersonale" (qualificabile anche come "razionalista" e "materialista"), il quale ritiene che Satana non è una persona e propone l’affermarsi dell’uomo contro Dio, contro la morale e contro ogni autorità e limite. Il "satanismo personale" (qualificabile come "occultista"), invece, pretende di poter dare all’uomo la felicità attraverso l’adorazione di Satana, da qui deriva l’esigenza di un culto che si esprime attraverso sacrifici e soprattutto con la "messa nera", che è fondamentalmente una parodia blasfema della Messa Cattolica. Il corpo nudo di una donna funge da altare su cui viene appoggiato il calice dove viene insozzata l’Eucarestia, trafugata dai Tabernacoli. Oppure si verificano "orge rituali", pare in effetti che la componente sessuale abbia un ruolo fondamentale nel satanismo in quanto la ripetizione dell’atto separato dal suo fine procreativo è interpretata in senso magico come voler dare origine all’anima della persona (non tutti infatti avrebbero un’anima immortale, ma solo coloro che sono capaci di "costruirsela" con apposite tecniche). Notizie di questi riti sono spesso annunciate nei telegiornali o riportate nella cronaca di vari quotidiani. Per i satanisti occultisti la liturgia del culto rappresenta una vera adorazione a Satana, mentre per quelli razionalisti è semplicemente una metodologia ricca di simboli, che ha lo scopo di liberare i praticanti da quelle che vengono qualificate come "superstizioni religiose". Pare che in Italia la maggior parte dei satanisti appartenga a quello che gli studiosi definiscono come "satanismo acido", un’atmosfera in cui, più che ai contenuti demoniaci e anticristiani, si dà maggior risalto al consumo di droghe.

Del fenomeno se ne è occupato anche il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, che in un rapporto sulle sette religiose, parla di tre raggruppamenti principali in Italia che si rifanno al culto di Satana: il satanismo razionalista, quello acido e il luciferismo. Nel primo, Satana rappresenta "un simbolo di ribellione, anticonformismo ed edonismo". In quello acido il richiamo "è un mero pretesto per dare sfogo ad intime perversioni, attraverso esperienze drogastiche, orgiastiche o atti di violenza". E' questo, si sottolinea nella relazione, il fenomeno più incontrollabile e pericoloso. Nel luciferismo, invece, Satana è uno dei principi vitali, dunque non è il male, ma semplicemente l'opposto di Dio.

Il satanismo "razionalista"

Satana è visto come il simbolo di una visione del mondo anticristiana, edonista ed antimorale. Il satanismo in questo caso è una religione atea che si identifica con un culto della ragione. Il gruppo più famoso in questa sezione è la Chiesa di Satana, fondata nel 1966 a San Francisco da Anton LaVey. Nato a Oakland nel 1930, tra il 1969 e il 1972 LaVey pubblica alcuni libri che diverranno famosi in tutto il mondo: La Bibbia di Satana; Il libro completo della strega; I Rituali satanici. Anton LaVey si fa chiamare "il gran sacerdote di Satana" e la chiesa si dà dei veri e propri "sacramenti" satanici: battesimo, matrimonio, funerale. La Marina Militare degli Stati Uniti indicherà la Chiesa di Satana come uno dei gruppi religiosi più diffusi tra i suoi uomini, inserendola in un manuale per i cappellani dove si espongono in dettaglio tutte le "necessità spirituali" dei marinai. Nel manuale la Chiesa di Satana viene definita "del potenziale umano", dove Satana non è un essere antropomorfico ma rappresenta le forze della natura. Di fatto la filosofia della "Bibbia di Satana" è questa:

"La vita è la grande indulgenza la morte è la grande astinenza. Per questo godetevi il meglio della vita qui e ora". La chiesa ha grande successo tra i divi di Hollywood, mentre in Europa il più alto numero di lettori delle opere di LaVey è in Italia. I gruppi si ritrovano in "grotte". Oltre ai citati sacramenti vi sono una serie di altre cerimonie tra cui spicca la messa nera, parodia blasfema e ricca di contenuti sessuali della messa cattolica.
Il satanismo occultista

In questo caso si accetta sostanzialmente la visione della storia e del mondo della Bibbia cristiana, schierandosi però semplicemente "dall'altra parte" e mettendosi al servizio del diavolo. Negli Stati Uniti questo genere di satanismo è il risultato di scismi nella Chiesa di Satana, in Europa si rifà di più all'occultismo della fine del secolo scorso. In questa sezione trova posto "Il tempio di Set" una setta fondata nel 1975 a San Francisco da Michael A. Aquino, già aderente alla Chiesa di Satana dal 1969. In seguito all'invocazione di Satana, Aquino riceve il comando di venerarlo non più con il vecchio nome ma con quello di "Set". Aquino presenta i suoi insegnamenti nel libro Magia nera in teoria e in pratica.

Il satanismo acido

Sono i gruppi a sfondo sadico, orgiastico o drogastico, dove il satanismo consiste in - o secondo alcuni studiosi è il pretesto per - atti di violenza, orge e droga-parties. Si tratta in effetti di piccolissimi gruppi, non strutturati, che si formano e si disfano solo per compiere qualche gesto particolare. Sono quindi gruppi effimeri e disorganizzati, specializzati in crimini rituali e orge, anche se non tutti i presunti crimini rituali e le orge hanno sempre a che fare con il satanismo. Solo un gruppo ebbe una certa notorietà alla fine degli anni '60. Era "La Famiglia" guidato da Charles Manson, detto Satana ed autore di una strage a Los Angeles nella quale fu uccisa l'attrice Sharon Tate, incinta all'ottavo mese, ed altri ospiti della sua villa.

I "satanisti acidi" formano piccoli gruppi di circa dieci-quindici persone, sono spesso giovanissimi, si ritrovano per consumare droga, leggere libri satanici ed ascoltare il rock cosiddetto satanico. La musica rock - naturalmente non tutta satanica - è spesso utilizzata direttamente o indirettamente quale strumento di propaganda e culto. Direttamente quando si suonano o ascoltano canzoni apertamente inneggianti al diavolo; indirettamente quando le "comunicazioni sataniche" sono "nascoste" in messaggi subliminali contenuti nei dischi e udibili unicamente ascoltando le canzoni nel senso contrario a quello in cui sono state incise. Anche gli aspetti sacrificali sono da tenere in considerazione e, negli Stati Uniti, dal sacrificio di animali si è spesso passati alla tortura ed all'omicidio rituale. In questo tipo di satanismo sono da rilevare anche le attività di profanazione di cimiteri e chiese, e rituali orgiastici e sacrificali nel boschi attorno alle città o ai piccoli paesi.

Il Luciferismo

E’ un satanismo di orientamento manicheo o gnostico, che traduce in miti e riti teologie in cui Satana o Lucifero è oggetto di venerazione all'interno di cosmogonie che ne fanno un aspetto "buono" o comunque necessario del sacro e della divinità. In questa corrente il movimento organizzato più noto è quello nato a Londra nel 1961 e scioltosi nel 1974, denominato "The Process".

Il satanismo dei Bambini di Satana

Dopo aver cercato di dare uno sguardo generale al fenomeno del satanismo, cerchiamo ora di esaminare da vicino la realtà di un gruppo satanico, soffermandoci proprio sui Bambini di Satana. Attingeremo le informazioni dal volume di Massimo Introvigne Indagine sul satanismo. Satanisti e anti-satanisti dal seicento ai nostri giorni, edito da Mondadori (Milano 1994).

Innanzi tutto occorre dire che la denominazione completa è quella di "Bambini di Satana Luciferiani"; essi rappresentano probabilmente il gruppo più grande del satanismo "pubblico" italiano. Il loro fondatore è lo stesso presidente Marco Dimitri, che è nato nel 1963. Prima di fondare i Bambini di Satana, intorno al 1980, Dimitri frequenta a Bologna il gruppo ufologico della "Fratellanza cosmica", il cui leader era Roberto Negrini, un appassionato seguace del mago inglese Aleister Crowley. Quest’ultimo nasce nel 1875 e muore nel 1947, è tradizionalmente ritenuto un satanista, anche se propriamente - secondo un’interpretazione rigorosamente sociologica e storica - è un occultista, dato che si differenzia dal satanista classico in quanto adotta una filosofia atea anche se piena di simboli. Crowley apre comunque la strada a tutti coloro che hanno cercato di riscoprire il satanismo nelle sue varie forme; Dimitri resta fortemente influenzato dall’ideologia crowleyana, soprattutto per quanto riguarda l’idea della potenza assoluta dell’individuo, di cui il sesso è manifestazione. Oggi dichiara che fin dalla più tenera età mostra tendenze sataniche che lo avviano al satanismo vero e proprio: già dal 1982 organizza infatti riti diabolici nella provincia di Forlì, nel pesarese e nella sua città, Bologna. Inizialmente i riti si svolgevano in luoghi isolati, in seguito il gruppo che si costituisce attorno a Dimitri si raduna in un tempio a celebrare le "messe nere" e le "messe rosse" in cui, secondo quanto afferma il fondatore, si ricorre a rapporti sessuali ed anche omosessuali e sado-masochistici per scatenare determinate energie. L’iniziazione avviene tracciando sulla fronte dell’iniziato, che è nudo, il numero 666 (numero che si riferisce alla "bestia" di cui si parla in Apocalisse 13,18) con il sangue del fondatore detto "la grande Bestia". Così questi riceve "il marchio della Bestia". L’iniziato firma anche un patto con il proprio sangue tramite il quale si impegna a mantenere il segreto e proclama il demonio suo dio per tutto il tempo e oltre. Gli adepti possono accedere ai rituali solo mostrando la tessera di appartenenza che viene pagata a scadenza annuale.

I Bambini di Satana offrono una gamma completa di servizi rituali agli adepti: si va dai matrimoni fra uomo e donna a quelli fra uomo e uomo o donna e donna, ma esistono anche matrimoni a tre, secondo le diverse combinazioni, cioè "uomo-uomo-uomo", "donna-donna-donna", "uomo-donna-uomo" e "donna-uomo-donna". Ci sono poi anche matrimoni fra coppie di qualunque tipo e quello fra parenti di qualunque grado. Per i cattolici e gli aderenti alle altre religioni è prevista una cerimonia di annullamento del rito battesimale, che precede il battesimo satanico. Si conclude la serie di servizi con i rituali di possessione diabolica e di dannazione di persone e oggetti. Il testo base è il Vangelo Infernale, un’opera che per metà descrive rapporti sessuali di tutti i tipi, un’altra parte è invece un elenco di nomi di demoni ed infine l’ultima parte è una descrizione in cui vengono approfondite le ragioni della magia ed i rituali magici. Qui è evidente l’influsso di Crowley, ma emerge anche chiaramente la filosofia satanica che anima i Bambini di Satana.

Essa è riassumibile in sei punti:

a. esaltazione del vizio;

b. l’arte viene esaltata come "demoniaca" per eccellenza;

c. la guerra è vista come forza positiva;

d. la scienza è anch’essa esaltata perché ritenuta nemica delle religioni;

e. lo spirito è visto come confidenza orgogliosa in se stessi;

f. infine viene esaltata anche la ricchezza.

Segue un "catechismo amorale" che proclama che solo nel satanismo vi è la possibilità di realizzare materialmente i propri desideri. Dimitri non è per niente modesto nelle sue pretese, in quanto si proclama come unico riferimento del culto demoniaco mondiale.

I Bambini di Satana, nel 1992 hanno avuto noie giudiziarie a causa di un’irruzione dei Carabinieri durante un rituale in cui la sacerdotessa giaceva nuda sull’altare. Per Dimitri le conseguenze penali non sono state gravi, anche se ha perso il suo lavoro di guardia giurata e si è dedicato alla professione di mago. La pubblicità anche negativa e la sua partecipazione alle trasmissioni televisive hanno comunque incrementato il numero degli aderenti. Recentemente, lo stesso gruppo è stato fatto oggetto di diverse accuse più gravi; occorre precisare a tal proposito che il compito di stabilire la consistenza delle stesse spetta alla Magistratura e non è certo di nostra competenza. La lettura del fenomeno che noi stiamo conducendo, che è una lettura storica, sociologica e portata avanti secondo un’ottica cattolica, invece, deve necessariamente soffermarsi su altri aspetti del problema.

Innanzi tutto occorre rilevare che nell’ideologia del gruppo fondato da Dimitri rientrano in effetti temi tipicamente satanici, quindi non è possibile liquidare il problema riducendo il tutto all’aspetto sessuale e pornografico, anche se questo gioca un ruolo decisivo all’interno del gruppo. Nonostante l’ideologia tipicamente satanica, però, Dimitri ed i suoi adepti appaiono piuttosto come "satanisti di secondo piano". I veri satanisti sono pochi e vivono nell’assoluta discrezione, ben sapendo che la loro sussistenza è affidata proprio a questa. Essi non frequentano la televisione, e non indossano borchie e magliette con scritte inneggianti a Satana - come fanno Dimitri ed i suoi seguaci - ma spesso girano in giacca e cravatta con valigetta ventiquattrore. Non a caso le due "Chiese di Satana" di Torino, entrambe aventi tra i 60 ed i 70 adepti, sono popolate da imprenditori (quella appartenente al filone del "satanismo impersonale" o "razionalista"), professionisti e commercianti (quella appartenente al filone del "satanismo personale").


_________________
ImmagineWhat if I say I’m not like the others
What if I say I’m not just another one of your plays
You’re the pretender
What if I say I will never surrender


Ultima modifica di MasterMind il lun nov 26, 2007 13:43, modificato 1 volta in totale.

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Inserisco un lungo articolo (e lungo, quindi per i soli interessati) che ho trovato di un certo interesse tratto dal materiale di Massimo Introvigne,
Indagine sul satanismo. Satanisti e anti-satanisti dal Seicento ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1994, pp. 432


Immagine

Lo inserisco sperando che possa interessare, anche a causa dei cenni storici in esso contenuti e, soprattutto, data la natura dela fonte "non schierata" o se vigliamo tendenzialmente "dells sponda dei buoni", in omaggio alla natura fortemente dialettica, libera e pluralista che Valm Neira (per come la intendiamo noi) ha sempre incarnato :wink:

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Lo studio di Massimo Introvigne non è soltanto un’enciclopedia storica del satanismo dal Seicento ai giorni nostri.
Accanto al satanismo prende in esame, ampiamente, l’anti-satanismo, l’insieme delle reazioni organizzate che attribuiscono al Diavolo e ai suoi agenti umani, i satanisti, un’influenza onnipervadente e diretta a proposito di tutti i mali della storia. Proprio l’ampiezza dei movimenti anti-satanisti — senza proporzioni con il numero, non inesistente ma esiguo, dei veri satanisti — costituisce uno dei temi centrali del volume. Massimo Introvigne definisce il satanismo in chiave storico-sociologica come "l’adorazione o la venerazione, da parte di gruppi organizzati in forma di movimento, tramite pratiche ripetute di tipo cultuale o liturgico, del personaggio chiamato Satana o Diavolo nella Bibbia" (p. 12). L’autore avverte che "il teologo può adottare una definizione molto più ampia di satanismo, ritenendo che siano satanisti — anche quando non adorano esplicitamente il Diavolo, o perfino ne negano l’esistenza — tutti quei gruppi che manifestano avversione o odio nei confronti di Dio e propongono nello stesso tempo all’uomo di "diventare come Dio" servendosi di pratiche magiche e occulte"; ma si tratta di una definizione che cade "[...] nell’ambito della teologia e della pastorale", mentre "lo storico e il sociologo hanno bisogno invece di delimitare l’ambito del satanismo in modo più circoscritto" (pp. 12-13). Così definito, il satanismo si muove nella storia secondo un andamento che l’autore osserva come "pendolare". I satanisti — la cui esistenza viene talora negata per reazione alle esagerazioni degli anti-satanisti — esistono. Si tratta di piccoli gruppi che, a poco a poco, salgono all’onore delle cronache. Poiché l’adorazione esplicita del Male è, per definizione, intollerabile, la presenza dei gruppi satanisti, per quanto piccoli, determina reazioni che si manifestano rapidamente come sproporzionate, e che attribuiscono ai gruppi che praticano il satanismo una dimensione, un rilievo, una capacità di influire sulle vicende anche sociali e politiche che in realtà non hanno. Questo anti-satanismo organizzato — fra l’altro, facilmente infiltrato da provocatori e da millantatori — finisce per essere screditato dai suoi stessi eccessi. Il discredito in cui cade l’anti-satanismo permette il riemergere di nuovi gruppi di satanisti, per un certo periodo di tempo tollerati dalla società, finché si determina una nuova reazione, e così via.

Dopo avere distinto il satanismo dai fenomeni diversi della stregoneria e della possessione diabolica — che, peraltro, hanno dato luogo nel Seicento, soprattutto in Francia, a episodi giudiziali da cui i primi satanisti hanno tratto ispirazioni e suggestioni, soprattutto nei casi in cui la possessione diabolica veniva considerata, a torto o a ragione, come "indotta" da stregoni in contatto con il Demonio (pp. 21-36) —, l’autore ritrova il primo caso di vero satanismo nel gruppo attivo, ai margini della corte del re di Francia Luigi XIV, intorno a Catherine La Voisin, dove — con l’aiuto di sacerdoti cattolici rinnegati — vengono celebrate le prime "Messe nere" — l’espressione nasce appunto in questa occasione — nelle quali il Diavolo viene adorato — e in qualche occasione gli vengono sacrificati dei fanciulli — per ottenere favori e vantaggi materiali. Il gruppo satanista di Catherine La Voisin viene stroncato dalla repressione guidata dal prefetto di polizia Nicholas de la Reynie fra il 1679 e il 1680 (pp. 36-41). E grazie alla fama del caso La Voisin — diffusa dalla stampa, che comincia a diventare socialmente importante — "Messe nere" vengono celebrate nel Settecento in Italia (pp. 42-48), ai margini più discutibili dell’eresia quietista; in Inghilterra (pp. 49-57), fra i libertini della Società di San Francesco, che danno tuttavia al satanismo un’impronta ludica, razionalista e anti-clericale; e forse in Russia (pp. 58-63), dove — inaugurando una tradizione che giungerà fino alla propaganda comunista sovietica — il Diavolo letterario di John Milton viene letto come un eroe romantico e positivo. Questo proto-satanismo — ancora povero dal punto di vista degli elementi organizzativi — determina una prima epidemia di anti-satanismo, che attribuisce all’azione occulta dei satanisti due fenomeni a diverso titolo sconvolgenti per il mondo cristiano: la Rivoluzione francese e lo straordinario successo dello spiritismo. Qui l’autore distingue accuratamente fra interpretazioni — a suo avviso degne della massima attenzione —, che considerano l’azione del Diavolo causa remota della Rivoluzione francese e dei successi spiritisti, e interpretazioni più immediate, che vedono dietro ogni giacobino e ogni spiritista l’azione diretta del Demonio tramite i suoi agenti, i satanisti, che rimangono nell’ombra. La letteratura secondo cui "una congrega segreta di satanisti e di maghi ha diretto in modo sotterraneo i principali avvenimenti dell’epoca della Rivoluzione" (p. 67) cade così facilmente in semplificazioni di tipo "complottista" e in eccessi grotteschi, che l’autore studia mostrando l’evoluzione di uno stile di pensiero che va dalle opere anti-rivoluzionarie del sacerdote Jean-Baptiste Fiard fino ai paradossali testi di Alexis-Vincent-Charles Berbiguier, che vedeva dietro ogni evento negativo per la Francia l’opera di satanisti capaci di trasformarsi in farfadet, in "folletti" invisibili (pp. 67-84). Peraltro, la letteratura che dà rilievo all’azione del Diavolo e dei satanisti dietro fenomeni sovversivi in campo politico e religioso non va considerata — secondo Massimo Introvigne — tutta di qualità discutibile: sulla scia delle opere del teologo tedesco Johann Joseph von Görres — e talora in polemica con alcuni suoi giudizi — si afferma in Francia negli anni 1850 e 1860 una scuola di eruditi cattolici che trattano l’argomento con grande serietà: Jules Eudes de Mirville, Joseph Bizouard, Henri-Roger Gougenot des Mousseaux, anche se le loro interpretazioni non appaiono oggi sempre condivisibili (pp. 85-102).

L’anti-satanismo era stato comunque sufficientemente screditato da autori paradossali come Alexis-Vincent-Charles Berbiguier perché negli anni che vanno dal 1850 al 1890 potesse sorgere in Francia e in Belgio, relativamente indisturbato, un piccolo movimento satanista. Le informazioni su questo movimento sono incerte e ambigue, e provengono da personaggi che — pur avendo veramente indagato nella subcultura satanista — mescolano spesso la fantasia con la realtà. Si tratta di visionari cattolici scomunicati da Roma come Eugène Vintras e il suo allievo, il sacerdote Joseph-Antoine Boullan, certamente colpevole di organizzare rituali a sfondo sessuale in cui si manifestavano le più gravi deviazioni, ma non satanista (pp. 103-120); del giornalista Jules Bois, bene informato, ma egli stesso coinvolto nel milieu occultista (pp. 121-130); del romanziere Joris-Karl Huysmans, le cui indagini — spesso accurate — non miravano ad accertare la verità in chiave fenomenologica, ma a trovare materiale per scrivere il romanzo che pubblicò nel 1891: Là-bas, che contiene la più famosa descrizione letteraria di una "Messa nera" (pp. 131-146). Sull’ambiente e sugli informatori di Joris-Karl Huysmans il volume di Massimo Introvigne apporta numerose precisazioni, in parte inedite.

Le attività dei satanisti francesi e belgi rilevate da Joris-Karl Huysmans determinano — seguendo lo schema generale del volume — un’ondata di anti-satanismo particolarmente virulenta. Ai satanisti — riuniti in una misteriosa setta, il palladismo — vengono attribuite in particolare tutte le attività della massoneria, all’epoca impegnata in un duro scontro con la Chiesa cattolica. Il movimento anti-satanista degli anni 1890 è dominato dalla figura di Léo Taxil, pseudonimo di Marie-Joseph-Antoine-Gabriel Jogand-Pagès, un massone autore di virulente opere anticlericali di carattere pornografico, che nel 1885 aveva annunciato la sua clamorosa conversione al cattolicesimo. Dopo la pubblicazione di Là-bas, Léo Taxil e il suo amico Charles Hacks — un medico che scriveva con lo pseudonimo di Dr. Bataille — producono, in pochi anni, decine di opere e migliaia di pagine in cui rivelano le attività dei palladisti che, ispirati direttamente da Satana, guidano segretamente la massoneria. Vengono denunciati come capi del palladismo il massone americano Albert Pike e quello italiano Adriano Lemmi; si parla anche di una lotta fra due gran sacerdotesse di Lucifero, Sophie Walder e Diana Vaughan, per il controllo del palladismo. Nel 1895 viene annunciata la conversione al cattolicesimo di Diana Vaughan, che nessuno ha mai visto ma che comincia a sua volta a pubblicare una rivista. Le rivelazioni di Léo Taxil e del Dr. Bataille non vengono prese per oro colato da tutti gli avversari della massoneria. Nel mondo cattolico è soprattutto il pubblicista anti-massonico monsignor Henri Delassus a denunciare Léo Taxil come un probabile impostore. Finalmente, di fronte alle pressioni, Léo Taxil annuncia una conferenza pubblica in cui chiarirà tutti i dubbi. Nella conferenza, tenuta a Parigi il 19 aprile 1897, Léo Taxil confessa di avere semplicemente simulato la sua conversione e di avere completamente inventato la storia del palladismo — circolari e documenti satanici di Albert Pike e Adriano Lemmi compresi — per prendersi gioco dell’estrema credulità dei cattolici. Benché al caso Taxil siano stati dedicati altri studi, il lungo capitolo del volume di Massimo Introvigne (pp. 146-215) — che ha potuto avvalersi di importanti documenti inediti conservati in una collezione privata inglese — costituisce la più completa messa a punto su una vicenda problematica e oscura. L’autore discute l’identità della persona che venne presentata ad alcune esponenti cattolici come Diana Vaughan, mostra come Léo Taxil abbia abilmente mescolato documenti veri e falsi, esamina le sue motivazioni — primariamente di carattere pecuniario e truffaldino, senza escludere il desiderio di screditare l’anti-massonismo cattolico — e mostra anche come i cattolici ingannati dall’infiltrato massonico si presero pochi anni più tardi la loro rivincita nel famoso caso delle fiches, in cui un cattolico che si era infiltrato nella massoneria francese, Jean-Baptiste Bidegain, rese pubblico un odioso sistema di schedatura delle opinioni religiose degli ufficiali dell’Esercito francese organizzato dal Grande Oriente di Francia per conto del governo ferocemente anti-clericale di Émile Combes, che nel 1905 cadde travolto dallo scandalo.

Per quanto riguarda la storia del satanismo, Massimo Introvigne mette in luce come il prevedibile effetto del caso Léo Taxil sia stato quello di far riemergere un satanismo autentico, che — per paura di essere confusa con le provocazioni dell’impostore francese — la stampa, nei primi anni del secolo XX, preferiva trattare con indulgenza e perfino con una certa simpatia. L’autore descrive i rapporti con il satanismo del celebre mago "nero" inglese Aleister Crowley, a rigore non satanista in quanto ateo — e anzi polemico con i satanisti del suo tempo —, ma nello stesso tempo fonte continua di ispirazioni e di rituali per tutto il satanismo del secolo XX (pp. 216-226). Massimo Introvigne esamina poi le opinioni sul satanismo dell’esoterista francese René Guénon e il suo coinvolgimento nelle polemiche relative alla pubblicazione, nel 1929, del volume L’Eletta del Dragone, che si presentava come una raccolta di rivelazioni sul satanismo ottocentesco, che sarebbe stato guidato per un certo periodo di tempo a Parigi dal futuro presidente degli Stati Uniti d’America James Abram Garfield. Sulla base di una ricognizione dei documenti privati di James Abram Garfield l’autore conclude che L’Eletta del Dragone — di cui indaga motivazioni e fonti — è un’opera di pura fantasia (pp. 226-245). Una "vera Eletta del Dragone" (p. 246) era peraltro attiva a Parigi nell’epoca delle due guerre: si trattava dell’esoterista russa Maria de Naglowska — che aveva soggiornato in Italia, collaborando fra l’altro con Julius Evola —, che aprì nella capitale francese, negli anni 1930, un Tempio di Satana, trattato con singolare indulgenza dalla stampa dell’epoca e giustificato da una complessa quanto bizzarra filosofia (pp. 246-256). Di analoga tolleranza — almeno da parte della stampa — ebbe a godere negli stessi anni, in California, John Whiteside Parsons — un ingegnere e scienziato, celebre esperto di esplosivi —, che elaborò le idee di Aleister Crowley trasformandole in un culto dell’Anticristo (pp. 256-262).

Con John Whiteside Parsons — nota l’autore — ci troviamo alla vigilia del vero e proprio satanismo contemporaneo, che nasce con il cineasta underground di Hollywood Kenneth Anger e con il suo amico Anton Szandor LaVey — pseudonimo di Howard Stanton Levey —, fondatori nel 1961 di un’organizzazione chiamata Magic Circle, "Circolo Magico", e nel 1966 della Chiesa di Satana. Lavorando su documenti in parte ceduti solo recentemente dai privati che li detenevano alla biblioteca dell’Università della California, Massimo Introvigne mostra come molti dati della biografia di Anton Szandor LaVey — riportati da tutte le fonti — corrispondono semplicemente a ingegnose invenzioni del satanista californiano che, con ogni probabilità, ha largamente abbellito una biografia giovanile tutt’altro che romantica. La storia della Chiesa di Satana — che l’autore ricostruisce con minuzia (pp. 265-291) — mostra d’altro canto un’organizzazione che non deve essere sottovalutata. Se è vero che non si tratta di un gruppo segreto — i suoi rituali vengono venduti in edizione economica nelle librerie americane — è anche vero che i "veri" rituali non sono quelli pubblicati, ma altri che mostrano una carica anti-morale e anti-cattolica assai più violenta. La Chiesa di Satana venera il Diavolo considerandolo come una metafora del prevalere del forte sul debole, e rappresenta quindi un esempio di satanismo "razionalista", ma al suo interno non sono mai mancate correnti più "occultiste", che — in contrasto con Anton Szandor LaVey — hanno considerato Satana non solo una metafora, ma una persona reale. Prima di descrivere la storia del principale scisma nato dalla Chiesa di Satana intorno alla tesi dell’esistenza reale e personale del Diavolo, il Tempio di Set (pp. 311-320), l’autore esamina due altre organizzazioni: The Process, fondato a Londra da Robert de Grimston Moore negli anni 1960 (pp. 291-300) — oggi ridotto a un piccolo residuo, ma costruito intorno a una "teologia" satanica particolarmente sofisticata —, e la "Famiglia" del pluri-assassino Charles Manson (pp. 301-311), un’organizzazione che secondo Massimo Introvigne è soprattutto da ricondurre al mondo degli hippies e alla subcultura criminale, i cui contatti — reali ma periferici — con il mondo del satanismo sono stati ampiamente sopravvalutati.

Gli omicidi di Charles Manson e la notevole visibilità giornalistica della Chiesa di Satana californiana sono alle radici della maggiore ondata di anti-satanismo della storia moderna che, secondo l’autore, va dal 1980 al 1990 e che è parallela all’epoca dei maggiori successi del cosiddetto movimento anti-sette. L’analisi di Massimo Introvigne — anche su questo punto particolarmente estesa, e con un’amplissima bibliografia nelle note (pp. 321-382) — distingue un movimento anti-satanista laicista e un movimento contro-satanista religioso, così come in tema di "sette" si parla di movimenti anti-sette e contro le sette. Gli anti-satanisti laicisti — a partire da un volume pubblicato dallo psicologo canadese Lawrence Pazder nel 1980, Michelle Remembers — prendono lo spunto soprattutto da teorie di psichiatri e di psicanalisti, i quali credono alla realtà fattuale dei racconti dei loro pazienti — chiamati survivor, "sopravvissuti" —, che sotto ipnosi ricordano di aver subito violenze sataniche — in genere a sfondo sessuale — venti o trent’anni prima del momento in cui il "ricordo" riemerge. Più recentemente ricordi di abusi "satanici" sono emersi anche nei racconti di bambini, che hanno accusato varie persone dando origine a un gran numero di processi negli Stati Uniti d’America e in Inghilterra. Gli avvocati difensori e gli scettici — fra cui molti sociologi — hanno sostenuto che tutti i racconti dei survivor e la grande maggioranza di quelli dei bambini sono in realtà "indotti", in buona o in mala fede, dal processo ipnotico e dalle pressioni degli stessi terapisti: ne è nata una polemica violenta tuttora in corso (pp. 324-346).

Benché inizialmente scettici sui risultati della psichiatria e della psicanalisi moderna — di cui diffidano in via generale —, ambienti protestanti fondamentalisti hanno a poco a poco abbracciato la teoria di un grande complotto di satanisti, accettando la verità fattuale dei racconti almeno di alcuni survivor e trovando tracce di satanismo nella musica rock — dove, secondo Massimo Introvigne, sono davvero presenti, anche se sull’argomento hanno corso esagerazioni —, in un certo tipo di letteratura e in alcuni giochi di ruolo (pp. 346-367). Per un certo periodo di tempo — pur venendo da sponde culturali diversissime — gli anti-satanisti laici e i contro-satanisti religiosi sono riusciti a collaborare, particolarmente nel sostegno ai discussi cult cops, "poliziotti dell’occulto", che hanno sostenuto l’esistenza di molti più omicidi "satanici" rispetto al piccolo numero — una quindicina di casi, attribuiti tutti a gruppi "selvaggi" di adolescenti e non alle organizzazioni sataniste "ufficiali" degli adulti — di omicidi effettivamente scoperti (pp. 367-375). Come era prevedibile, la corrente laicista e quella religiosa dell’opposizione al satanismo hanno finito, negli anni 1990, per scontrarsi fra loro, particolarmente intorno al tema dell’esistenza del Demonio, che naturalmente gli anti-satanisti laicisti negano. Nel frattempo — nonostante gli omicidi di Matamoros scoperti nel 1989, sacrifici umani compiuti da trafficanti di droga nel quadro di un sincretismo afro-cubano che sarebbe sbagliato identificare semplicemente con il satanismo — la tesi di un vasto complotto satanico è caduta sempre di più nel discredito, a causa anche della presenza nel campo anti-satanista e contro-satanista di veri e propri millantatori, la cui carriera ricorda quella di Léo Taxil e che sono stati puntualmente smascherati (pp. 376-382).

Negli anni 1990 — mentre le autorità pubbliche, negli Stati Uniti d’America e in Inghilterra, pubblicano documenti in cui denunciano il carattere mitologico delle tesi sul complotto satanico — Massimo Introvigne scorge nuovamente una certa rinascita del satanismo, che ancora una volta consegue al discredito dell’anti-satanismo. Così la Chiesa di Satana, che sembrava ridotta ai minimi termini negli anni 1980, ha conosciuto nell’ultimo quinquennio una vera "resurrezione" (pp. 383-393) e sono nate in tutto il mondo nuove organizzazioni sataniche, che si ispirano in genere alla filosofia "razionalista" di Anton Szandor LaVey. In questa chiave — distinguendo fra correnti più "razionaliste" e più "occultiste" — l’autore tocca anche il tema della presenza di un satanismo in Italia, a Torino e in altre città (pp. 393-406), riconducendola alle sue reali dimensioni, al di là delle mitologie, di cui pure rintraccia la storia.

Nel capitolo finale del volume — dopo aver descritto l’emblematica "leggenda urbana" secondo cui, in occasione del terremoto di Los Angeles del 1994, alcuni diavoli sarebbero usciti dalla viscere della terra e starebbero ora passeggiando per il mondo — l’autore si interroga sul significato del satanismo e dell’anti-satanismo, che sembrano ancora presenti alle soglie del Duemila. Il satanismo, secondo Massimo Introvigne, è un fenomeno piccolo — meno di diecimila aderenti nel mondo per i gruppi "organizzati" e forse altrettanti nei gruppi "selvaggi" giovanili —, ma non privo di significato. Infatti, "[...] se lo si depura dagli elementi più coloriti [...]", il satanismo "[...] è soltanto la metafora di una modernità brutale a cui sono stati tolti tutti i paraventi retorici. Quando il satanista ci dice che il forte ha diritto di prevaricare sul debole, di ridurlo a un oggetto per la sua brama di potenza, di ricchezza e di piacere sessuale, sta semplicemente affermando quello che molti pensano e che non poche ideologie del Novecento hanno mascherato dietro ai più variopinti pretesti. Il satanista toglie soltanto la maschera a molta modernità, e la fa vedere per quella che è. Poiché si tratta di uno spettacolo inguardabile, l’anti-satanista (che spesso è prigioniero delle stesse contraddizioni) si rifiuta di andare a fondo, esaminando criticamente la modernità, e preferisce prendersela soltanto con i satanisti": in conclusione, "se la storia del satanismo è interessante, è per il suo valore emblematico di icona di una certa modernità. Se la storia dell’anti-satanismo è interessante, è perché mostra l’incapacità di forze socialmente significative, laiche e religiose, di identificare la causa profonda del disagio che pure avvertono di fronte a certi aspetti della modernità, e la loro ricerca di diversivi e di capri espiatori" (p. 408).

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What if I say I’m not just another one of your plays
You’re the pretender
What if I say I will never surrender


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