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 Oggetto del messaggio: [Oscuropedia] Volundr, Wayland, Voland (agg. al 16/10/09)
MessaggioInviato: mer ago 26, 2009 22:07 
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Località: Valm Neira (da non confondersi con Valmiera, capoluogo di provincia lettone).
La serie di articoli per l'Oscuropaedia sarà un work in progress. Le varie voci saranno proposte in una versione base e poi arricchite man mano secondo lo svilupparsi delle mie ricerche. I contributi degli altri forumisti saranno più che ben accetti.

Inizio questo mio tentativo di raccogliere notizie riguardo agli elfi oscuri nella mitologia europea parlando dell’elfo più famoso delle leggende norrene, Volundr, unico Alfr al quale sia dedicato un poema eddico, Il Volundarkvida. Egli non è mai definito Svartalfr, ma troppo “luminoso” non è, considerando anche il fatto che, nelle sue successive evoluzioni il nostro diverrà un diavolo degli inferi.
Ecco una sua breve presentazione:



Cita:
Volund, arciere rotto ad ogni intemperia tornò dalla caccia, per un lungo cammino.
Egli non zoppicava né da una gamba né dall’altra, e non era né piccolo né massiccio, ma semplicemente longilineo. Per quanto riguarda i denti, a sinistra aveva delle capsule cromate, a destra d’oro. Indossava un abito di lusso, grigio, e scarpe dello stesso colore del completo, di foggia straniera. Portava il berretto grigio sulle ventitrè, e teneva sottobraccio il bastone da passeggio, con il pomello nero a forma di testa di barboncino. Dimostrava poco più di quarant’anni. La bocca era un po’ storta. Era ben rasato, bruno di capelli. L’occhio destro era nero, il sinistro, per qualche strana ragione, verde. Le sopracciglia erano nere, una più alta dell’altra.
Volle arrostirsi a puntino della carne d’orso bruno e quindi la legna stagionata, che Volund aveva fatto ben seccare al vento, sprigionò presto un buon fuoco.
Il Signore degli Elfi si coricò sopra una pelle d’orso e cominciò a contare i suoi anelli. Ne mancava uno.



Con questo infame collage del Volundarkvida e de “Il Maestro e Margherita”, capace di profanare in un colpo solo uno dei più suggestivi poemi dell’Edda in versi e uno dei capolavori assoluti del romanzo fantastico del XX secolo servirebbe a introdurre questo mia disquisizione riguardo a una delle figure più interessanti della mitologia europea. Volund, ovverosia Weyland, alias Voland.
Come possa un Signore degli Elfi, fabbro degli dei, trasformarsi in un principe dei diavoli capace di mettere sottosopra la mosca staliniana è un mistero. Cercherò di indagare a riguardo, trovando indizi in trame e citazioni.
Ma perché Bulgakov ha scelto proprio il nome Voland per il suo diavolo? In una precedente versione del romanzo ispirato alla vicenda faustiana aveva pensato ad altri nomi per il principe dei demoni, tra i quali Azazello (nome poi utilizzato per un demonio minore, servitore di Voland) e Beliar. Ma nelle primissime redazioni de “Il maestro e Margherita” la figura di Mefistofele è totalmente diversa da quella definitiva. Il satanasso ivi rappresentato è la classica “scimmia di Dio”, un personaggio cialtronesco, perfido e volgare. Nella redazione matura del suo capolavoro però il demonio è diverso. È una creatura maestosa e saggia, un elegante giustiziere e un fino dicitore. Più che adoperarsi per contrastare il disegno di salvezza di Dio si dà da fare perché la volontà del Signore venga eseguita. Il Maligno, come insegna Goethe, perseguendo il male compie il Bene.
Proprio il Mefistofele di Goethe chiama se stesso “Junker Voland” (nome che ricorda l'aggettivo faland, maligno). Nella demonologia germanica il nome woland-weyland ha molte ricorrenze, ma non sta ad indicare il Maligno in persona. In ambiente anglosassone Wayland è l'equivalente del nostro Efesto-Vulcano. Egli ha forgiato le armi degli Dei e degli Eroi, tra le quali la stessa Excalibur.
Gli inglesi identificano come fucina di Wayland un tumulo neolitico dell’Oxfordshire. Oggi è uno dei luoghi più frequentati dai neopagani, che amano deporre offerte agli dei sulle sue antiche pietre. In epoca medievale intorno a questo sito archeologico sorsero varie leggende tra cui, chi lascia un offerta a Wayland, appoggiando del denaro sulle pietre della “Fucina” otterrà che il mitico fabbro metta nuovi ferri al suo cavallo.
Che il personaggio di Woland fosse molto popolare nella cultura anglosassone è testimoniato dalla menzione della sua figura nei poemi antico-inglesi, non escluso il celeberrimo Beowulf. Un artifatto alto-medievale di grande importanza archeologica come il cofanetto Franks, custodito nel British Museum porta raffigurata sui suoi lati una scena relativa a Woland, affiancata da soggetti cristiani. La storia del fabbro elfico era considerata nell’inghilterra alto medioevale una fonte di insegnamento e un esempio di virtù di poco inferiore alle storie bibliche.

Il Volundr-Velentr antico norreno sebbene non abbia nulla di veramente demoniaco non è ovviamente portatore di virtù cristiane. A meno che non possano essere considerate virtù l’inganno, la lussuria e la sete di vendetta. Nel Volundarkvida canta le sue gesta si parla di lui come di un astuto principe dei Saami (finni), popolo che i popoli germanici della Scandinavia consideravano strettamente legato alle stirpi elfiche. Suo potere è quello di trasformare oggetti di materiale poco nobile in splendidi gioielli. Con lui, nel poema eddico vengono nominati i suoi fratelli, Egil e Slagfidr. Insieme i tre fratelli sorprendono tre valchirie mentre fanno il bagno, rubano le vesti di piume di cigno che permetterebbero loro di fuggire in volo, le seducono le sposano.
Vivono con le mogli per sette anni, ma le spose poi li abbandonano. La moglie di Volund, Hervor, gli lascia in ricordo un prezioso anello.
Successivamente un re di Svezia, Niðud fa rapire il principe-fabbro e lo riduce in schiavitù, recidendogli i tendini delle ginocchia per impedirgli di fuggire. L’elfo lavora come fabbro per il suo padrone, che tra l’altro ha regalato l’anello di Hervor alla principessa Beaduhild, sua figlia, e medita la sua vendetta.
Il modo in cui l’elfo si rivarrà contro il re crudele sarà spietato e sanguinario, degno di un figlio dell’ombra ctonia. Quando i tre figli fanciulli del sovrano verranno a chiedere i servigi del magnifico fabbro egli li ucciderà e trasformerà le loro spoglie in stupendi oggetti di oreficeria: farà delle coppe con i loro crani, dei gioielli con i loro occhi e delle fibule con i loro denti. Il re così berrà nei teschi dei figli, e la regina e la principessa si adorneranno con macabri bijoux.
La prima parte della vendetta ha successo. Il fabbro annienta la discendenza maschile del sovrano. A compimento del tutto decide allora di contaminare anche la linea “femminile”. La figlia del re si reca dal fabbro per fargli riparare il suo meraviglioso anello. Nell’occasione egli la seduce e la mette incinta.
Nel frattempo l’astutissimo elfo si è costruito un paio d’ali, capaci di sollevarlo in volo. Con esse scappa sotto il naso del re, e nella fuga, canzona il sovrano rivelandogli tutto, per filo e per segno. La stessa principessa conferma d’essere incinta dell’elfo.
In una delle versioni del Mito, contenuta nei capitoli 57-79 della Thidrekssaga il fratello di Volund, Egil, è prigioniero di Niðud insieme a lui. Durante la fuga del fabbro il re ordina a Egil, imbattibile arciere, di trafiggere il protagonista. L’arciere prende due frecce dalla faretra e ne scaglia una contro il fuggiasco, e sembra averlo trafitto , con ampio spargimento di sangue. In realtà ha colpito solo una sacca piena di sangue che Volund ha presso di se. Quando il re gli chiede a cosa serva la seconda freccia Egil risponde che con essa avrebbe colpito proprio lui, se il fratello fosse caduto. Dopo la morte di Niðud il figlio di Volund diviene re, e l’astuto padre si riconcilia con lui.


Volund è un'ottimo esempio di come venivano immaginati gli Elfi nella mitologia nordica. Creature potenti, forti della loro magia e della loro astuzia. Sicuramente le imprese del magnifico fabbro, in un mondo pagano erano considerate giuste e ammirevoli. Probabilmente con il trionfo del Cristianesimo furono considerate da un altro punto di vista, e viste come frutto di lussuria e di ferocia demoniache. E così Volund, "il prode in battaglia" (Wēlandaz) divenne in qualche maniera lo Junker Voland, pseudonimo del Mefistofele goethiano (nome che ricorda l'aggettivo faland, maligno).

_________________
Who is who in Val Neira ha scritto:
Hoijemondijs Dodgloptris Nyrtjainnen
Sacerdotessa di Lloth del casato minore Nyrtjainnen. Vanta altri titoli come Sacerdotessa dei riti della Tenebra - Maestra del culto della Fertilità - Custode delle Estreme Sapienze, legati alle sue attività magiche
.

rose ha scritto:
Hoijemondijs è dio :sisi:
Mitternacht ha scritto:
Ah allora è con lei che me la prendo di continuo XD


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